Il circolo del Grappolo Spargolo: volatili pensieri e parole su vino, cibo e...
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Nuovo indirizzo web del blog!

Inviato in estemporanee

Lo spazio disponibile su questo indirizzo web è ormai saturo, per chi ha voglia di continuare a seguirmi nel mio block notes eno-gastronomico, questo è il nuovo indirizzo:

 

http://grappolospargoloo.spazioblog.it/

 

Cla.

 

16:16 - 19/05/2012 - commenti {0} - Invia un commento

Una Bugia lunga 3 giorni!

Toscana IGT Bugia 2009 - Testamatta

 

Che i vini di Bibi Graetz, siano fatti per stupire c'è poco da discuterne, ma scoprire che cosa ci sia dietro al nome di questo bianco prodotto con uve Ansonica presso l'isola del Giglio con vigne di circa ottant'anni lavorate da contadini locali sotto la direzione dello stesso Bibi è un mistero che solo lui potrebbe svelare.

Io però mi sono fatto una mia idea o almeno posso raccontare quello che mi ha suscitato nel bere la stessa boccia, targata 2009, in tre giorni diversi.

 

Primo giorno:

Stappo al buio a temperatura di servizio leggermente alta (16°), vino affascinante nel colore per quel suo giallo paglierino con riflessi verdognoli e sfumature dorate, naso muto, antipatico, ristroso, scostante, molto lontane e vaghe sensazioni floreali (fiori di cappero, cardo) e di spezie mediterranee (origano fresco) e poi ancor più recalcitrante al sorso: salato, caldo con una acidità poco tagliente e rinvigorente...diciamo una bevuta giocata tutto sul "detto non detto".

 

Secondo giorno:

Dopo circa 36 ore di frigo la bottiglia ormai scoperta e piena per 2/3 conserva, una volta versata nel bicchiere, un colore molto luminoso, l'approccio olfattivo varia di poco, nel senso che è ancora un naso da rincorrere dentro una grotta tufacea vicino al mare, ma è decisamente più complesso: iodio, salgemma, ancora cappero fresco, erba limoncella. Al gusto esprime grande complessità (temperatura di 13/14°), salinità e alcolicità si fondono alla molto bene e una acidità lattica (tonda) a braccetto con i polialcoli è in grado di conferire corpo al sorso...persistenza in un continuo crescendo.

Non convinto della capacità di questo bicchiere di essere abbinato al cibo per una acidità smussata dal legno di affinamento, lo provo con della pancetta arrotolata tagliata a stringhe e vi assicuro non c'è stata storia...the winner is: The Wine!

 

Terzo giorno:

Restano 3 dita di boccia e non voglio lasciare solo uno sgombro sfilettato, grigliato e avvolto in fette sottili di melanzane lunghe appena fritte condite con menta secca e sale grosso, ormai il calice e il suo contenuto paglierino della bottiglia di Bibi Graetz fanno parte della famiglia, del tipo ci davamo del "TU", ma anche perchè era diventato un sorso familiare, altro che restio, si esprime al naso e in bocca delicato e marino, complesso e sottile pieno di infinite sfaccettature, due sorsi ed è finito, temperatura ideale di consumo, statisticamente provato 14°, ma necessita di giusta ossigenazione per almento 1 ora per esprimersi al meglio!

 

Conclusioni:

Bugia è un bel pò caro (30 euro!) per la tipologia (Ansonica= Inzolia), ma è il quid in più dei vini Testamatta, per chi se li può permettere.

Vabbè è un vino non proprio immediato, da vigne vecchie, coltivato all'antica e vinificato con i controc..., affinato un bel pò in legno prima di essere commercializzato. Lo vedo molto poco in grado di emergere in concorsi e in batterie al buio rispetto a vini più diretti ed estroversi e molto più a far discutere a tavola i classici "flippati del bicchiere" per ore e ore, naturalmente ognuno facendosi raccontare la sua MENZOGNA purchè non si è amanti esclusivi delle verticali acidità da Chablis!!!

 

Cla.   

08:17 - 16/05/2012 - commenti {2} - Invia un commento

Stravanti equilibri geometrici

Millefoglie di zucchine, patate e leccia stella su croccante di pane di kamut e concentrato di datteri e nocciole 

 

Cavolo ma perchè per fare le cose semplici ci si deve esibire in competizioni da ristorante stellato? Forse perchè ognuno nel suo piccolo vuole essere protagonista anche solo per la persona amata o per un amico speciale o solo per uno sconfinato EGO...io l'ho faccio soprattutto per questo, ma non solo!

E allora basta una sola ora di relax per rendere uno sfigato pesce stella, si sfigato, perchè scarsamente considerato sia nei banchi pescheria sia dal consumatore finale a torto. 

Invece è un pesce magro, con una delicatissima carne bianca poco erbacea e molto marina (da delicato pesce azzurro) e che sfilettato può dare belle sottisfazioni a tavola spendendo veramente poco.

Io nè ho utilizzato 4 filetti e in una teglia unta di extravergine ho messo alla base delle sottili fette di zucchine e patate, poi ho aggiunto i filetti privi di spine e ho coperto nuovamente con fettine di patate e zucchine, del sale grosso, dei semi di sesamo tostato, un pò di peperoncino e un filo ulteriore di extravergine.

Mentre la teglia cuoceva al forno a 180 gradi per 20 minuti, ho tostato delle fette di pane kamut in padella in modo da realizzare una base solida e poi ho provveduto a tagliarle a rotelle con un tagliapasta, una volta sfornato il pesce con lo stesso tagliapasta ho creato due rondelle di pesce stella ricoperto di ortaggi e ho completato con una "fanatica" pennellata di concentrato di datteri e granella di nocciole fresche che dessero croccantezza al piatto e una sensazione dolce che facesse propendere il piatto verso questo elemento (dolcezza degli ortaggi e in parte anche dell'argentato pesce) per berci un vino di quelli spiccatamente sapidi e di buon corpo...nello specifico ho stappato il Rosato Le Mongolfiere a San Bruno La Rivolta, un rosè di Aglianico del Taburno molto corpulento e alcolico ma di piacevole sapidità e fragranza, in grado di appagare le membra, anche qui senza svenarsi...del tipo serata low cost!

 

Cla.   

16:28 - 14/05/2012 - commenti {0} - Invia un commento

Conferme che fanno certezze

Irpinia Bianco Igt 2010 - Feudi San Gregorio

 

Non è difficile cadere nello snobbismo da eno-fighetto, del tipo: "io bevo solo vino di aziende che producono massimo 30.000 bottiglie all'anno, perchè piccolo è meglio, sempre!", e si, bastano 5/6 anni di bevute consapevoli che uno già si sente il Robert Parker italiota o il nuovo Veronelli del terzo millennio, e così si finisce di parlare solo di Pinot Noir, Champagne, vitigni autoctoni, no barrique no party, e tutte le seghe inerenti i vini naturali con i vari annessi e connessi.

Diventa un punto fermo fare la croce con i due indici di fronte ad aziende, società per azioni, e ai loro vini immessi sul mercato a piene mani e spesso referenze esclusive della Campania oltre la Campania...

Ti trovi così nel mezzo di una batteria di 20 bianchi al coperto e dopo aver annusato e bevuto circa 10 tra: Greco di Tufo, Falanghina del Sannio e Fiano di Avellino tutti uguali e differenti solo per la diversa qualità di banana o della diversa maturità dell'ananas riproposta al naso e poi alla bocca che nel interfacciarsi con Campanaro 2010 (blend di Fiano e Greco in terra irpina) senti appena un sussulto ma un egual comune denominatore: scontatezza!!!

Colore bellissimo, lucente, luminoso, non particolarmente carico e quindi molto invitante, ci metti il nasone in quel bicchiere e che senti??? Esotico e floreale di ginestra e margherite, un pò di minerale, si ovvio, sicuramente più grazia rispetto al resto della truppa ma nessuna complessità da Top Player. 

Al gusto l'equilibrio ineccepibile non fa seguito un armonia adeguata, può sembrare contraddittorio ma non è così: c'è equilibrio perchè come negli Champagne da cuvèe ogni annata dev'essere uguale alle precedenti e tutto è al posto giusto, ma non c'è armonia perchè quel corpo appena burroso è reso pesante da una alcolicità pronunciata solo lontanamente stemperata da decise note salate e vegetali, per una freschezza spuntita-spuntuta-smarrita, come le matite che si temperano all'infinito e nelle quali la punta non esce mai...

Potrebbe sembrare di sparare sulla Croce Rossa, su una grande realtà senza colpo ferire, ma nel mondo c'è bello & brutto, buono & cattivo (gusto) ed è giusto esserne cosciente, benchè sulla base di parametri personalissimi!

 

PS i più anziani ricordano di Campanaro bevuti oltre 15 anni fa come stupendi per nerbo e carattere, io non ne ho avuto il piacere e oggi vedo solo possibilità di anonimi abbinamenti.

 

Cla.   

10:22 - 10/05/2012 - commenti {5} - Invia un commento

Altri profili di Greco: T'ara rà

T'ara rà Campania Bianco Igt 2006 - Cantina Giardino

 

Amo il progetto "Cantina Giardino", la figura calmo-carismatica di Antonio di Gruttola e della compagna Daniela e soprattutto i suoi vini: ricchi, sfaccettati, complessi, profumati, originali, territoriali, stravaganti per molti aspetti, di gioiosa abbinabilità alla tavola e ai più disparati cibi.

Ho aperto di recente il Greco T'ara rà, cangiante, dal colore oro indiano, leggermente opaco per assenza di chiarifica e filtrazioni, in un primo momento vien fuori la volatile invadente, ma dura relativamente poco, il tempo di mettere il pepe nero appena macinato su una provola fresca di Agerola in crosta di pangrattato.

Il naso o meglio la moltitudine di sensazioni olfattive è l'elemento che mi fa perdere: incenso da benedizione, cedro candito, dragoncello fresco, pepe bianco, albicocche piccolissime del Vesuvio, sono tutti sentori orizzontali più che verticali, non come un pugno diritto sul naso ma come una mano aperta che mi scriscia sul viso lasciandomi interdetto e affascinato.

Al sorso è subito spiazzante: tannino disegnato (parziale macerazione sui raspi di una parte delle uve oltre a 7 giorni sulle bucce), acidità da frutta giovane e polposa, piacevole alcolicità equilibrante rispetto alle spiccate durezze da rosso (!?!), poi una sapidità gessosa e metallica che richiama all'attenzione.

Al gusto emergono piacevoli sensazioni di sedano, felce (molto vegetale) e peperone giallo mangiato crudo, non è particolarmente di corpo nè complesso ma benchè grandemente ripulente esprime un'altra nota dolente: la persistenza, cioè crolla abbastanza velocemente, lasciando poco al gusto, quasi come di fronte a un burrone dal quale solo a guardar giù ti viene un vuoto allo stomaco...Greco Irpino molto da aperitivo GROOVE più che da pasto, almeno in questa versione 2006!

 

Cla.

15:05 - 8/05/2012 - commenti {4} - Invia un commento

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Descrizione
Appunti sul percorso delle esperienze enogastronimiche, racconti di persone, amici, bottiglie e prodotti alimentari, cristallizzazione di emozioni provate e condivise, ma soprattutto un personale block-notes di appunti con la voglia di crescere e imparare sempre di più, col cuore aperto e con tutti i sensi nella loro massima espressione...

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