Persistenza o godibilità gusto-olfattiva?

Taurasi riserva 1999 Struzziero

Spesso mi capita di coccolarmi una bottiglia prima di decidere quando aprirla e berla, cioè metto in atto tutti quei riti preparatori che predispongono la mente e i sensi per l’incontro amoroso.

Struzziero e il suo Taurasi sono spesso transitati sulla mia tavola con soddisfazione, l’azienda è di quelle che non si vede tanto in giro alle degustazioni, nè gode di una pubblicità diffusa su guide e riviste di settore e ciò mi predispone positivamente e libero da qualsiasi pregiudizio.

Dalle informazioni raccolte in rete rilevo (ex-post) che l’azienda nata nel 1920 dispone di 13 ettari di proprietà dai quali si ottengono i vini: Fiano ‘Roseto”, il Taurasi ”Villafosca”, il Greco ”Villagiulia”, quindi presumo che gli altri vini prodotti, compreso altri cru famosi siano frutto dell’acquisto delle uve da contadini storici e affidabili.

Il Taurasi Riserva 1999 che ho aperto qualche giorno fà, si è presentato nel bicchiere di un affascinate granato vivo senza riflessi aranciati ma con qualche ricordo rubino, erano presenti piccole particelle in sospensione probabilmente dovute al movimento dal fondo della bottiglia di qualche residuo di precipitazione tartarica realizzatasi durante i suoi 12 anni di affinamento.

Il vino con una leggera roteazione del bicchiere ha dimostrato una discreta consistenza, il primo impatto olfattivo è stato austero segnato da acceni: animali, vegetali ed ematici, molto compatto ma per nulla inespressivo.

Con l’ossigenazione le note animali hanno lasciato il posto a eleganti note di radice di genziana e liquirizia, cacao amaro in polvere e spezie fini (timo e curcuma secche). Si alternavano così al naso carezze e qualche piccolo pugno a svegliarmi dal tentativo di individuare ulteriori famiglie di odori.

Alla bocca il sorso è ricco, sapido e di una freschezza dissetante (cosa ritengo rara per molti rossi), avvolgente, la lingua non sapeva come dividersi tra sensazioni gustative e tattili. L’entrata in bocca è già larga nonostante la bottiglia fosse aperta da soli 20 minuti e con perfetta corrispondenza gusto-olfattiva.

Quello che mi colpisce positivamente è la capacità di questo vino di esprimersi al gusto abbandonando le sensazioni terziarie e offrendo sentori giovanili di cassis, uva spina, bacche di ginepro fresche con le note evolute emergono solo dopo molti sorsi.  

Guardando il bicchiere noto che gli archetti sulle pareti sono fitti e numerosi e le lacrime scendono abbastanza lentamente, ma l’alcolicità è in perfetta fusione con il resto del corpo rendendo l’intera bevuta leggera e perfettamente equilibrata.

La P.A.I. non è da 10 e lode ‘ma chi se nè frega’, su un arrosto perfettamente frollato al sangue si è sposato alla perfezione grazie al suo tannino vellutato in grado di tenere a bada la succulenza indotta e implicita di ogni boccone, allo stesso tempo la gradevole sapidità e la viva freschezza sono state in grado di compensare la grassezza di una tracchiulella (costata di maiale) grigliata su carboni ardenti.

Per raggiungere la perfezione, la complessità e la gradevolezza dovevano essere maggiormente persistenti ma un Taurasi Riserva  1999 così facile da gustare nella sua elegante e complessa bevibilità vale più di mille lunghe persistenze sgraziate.

 

                                                                                                                                                                         Cla.

 

 

 

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