Complessità senza bisogno di affinamento in legno.

Filari di Timorasso Boveri 2005

Altro vitigno altra corsa’, si prova il Timorasso, riscoperto e valorizzato da poco più di un decennio nella zona di Tortona poco blasonata rispetto a Langa, Roero, Monferrato e chi più nè ha più nè metta, per merito di Walter Massa produttore locale apripista e tenace condottiero della battaglia per la riaffermazione di questo bianco dalle enormi potenzialità evolutive.

Nel bicchiere il vino si presenta tendente al dorato, di buona consistenza e dai profumi molto ritrosi a farsi scoprire. Il primo impatto è calcareo, etereo con nitide sensazioni di noci secche, idrocarburi, pietra focaia, l’ossigenazione spinge il vino su profumi di ceralacca e poi ancora resina e felce.

In bocca entra con una punta dolcina che si alterna alla sensazione retrogustativa ammandorlata, la salivazione è molto pronunciata e pastosa, frutto di una sapidità spiccata che addirittura viene indotta anche dopo svariati secondi che si è ingerito il sorso.

Il vino conserva una discreta freschezza ripulente, nonostante si tratti di un bianco di 6 anni, mentre la rotondità dei polialcoli arricchisce il corpo conferendo al sorso una polposità impressionante.

La cosa che spicca in questo vitigno è la capacità di dare, sia al naso che in bocca, sensazioni complesse di passaggio in legno, ma nel Tomorasso Boveri degustato come anche nella maggior parte dei Timorasso commercializzati da altri produttori, spesso il legno non entra in gioco nè durante la fermentazione nè l’affinamento, questo rente il vitigno unico e originale già in giovane età.

L’intera bevuta è salata e rotonda allo stesso tempo, anche per la nota alcolica ben pronunciata e il finale elegantemente di mandorla fresca appena masticata in grado di lasciare una lunga persistenza in bocca.

 

Cla.

 

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