Il solito dilemma della bollicina a tutto pasto

La facile fruibilità della bollicina ‘base’

Sono un godereccio appassionato della bollicina a tutto pasto, magari avendo la pazienza di passare da un blanc de blanc a un rosè, fino ad un millesimo, e perchè no, alla vesione demi-sec sul dolce finale, ma sono anche consapevole della inavvicinabilità dei nostri gradevoli Franciacorta, Trento Doc e Oltrepò Pavese e altri metodo classico prodotti qua e là per la nostra Penisola rispetto agli Champagne di piccoli Recultant Manipulant.

Non raramente mi capita di essere campanilista e di mettere da parte il perseguimento esclusivo della cosa migliore, più elegante, oggettivamente di classe superiore, a vantaggio del prodotto più giusto per quel particolare momento, per quella data occasione.

Questo è il ragionamento che mi ha spinto a gustare la Cuveè Prestige di Cà del Bosco per abbinarla a tutto pasto sia a un primo vintage (trofie al salmone) che ad un secondo più ardimentoso (spigola con composta di limoni).

Nel bicchiere a tulipano il vino si è presentato con una spuma molto ricca e cremosa, con un corpo dal colore paglierino carico tendente al dorato e con bollicine numerose, sottili ma mediamente evanescenti, sono stato attento a percepire le note olfattive senza far roteare troppo il calice come insegnano i bravi degustatori e le prime note captate non sono classicamente incentrate su lieviti o scorza di pane ma su ben definite sensazioni di miele di agrumi, girasoli e margheritine fresche di campo e pan brioches caldo.

La bocca per nulla tagliente è: ricca, morbida, salata e di ottima freschezza, la bollicina evanescente alla vista risulta carezzevole al palato e la persistenza molto prolungata su accenni di fieno, marmellata di limoni e percezioni calcaree-salmastre.

Il sorso è molto gradevole e invitante in grado di ripulire le papille gustative della grassezza della panna presente nelle trofie al salmome ma anche della giusta eleganza in grado di accompagnare il gusto delicato del filetto di spigola croccante di forno e agro-dolce per la confettura di limoni, il finale lascia in bocca un gusto suadente di nocciola fresca mista a pompelmo.

La cuvèe a prevalenza di Chardonnay (85%) con piccole percentuali sia di Pinot bianco che di Pinot Noir, passa 28 mesi sui lieviti, è una buona rappresentazione dei Franciacorta, meno sottile e verticale di molti ottimi Champagne ma di signorile armonicità gusto-olfattiva. 

 

Cla.

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