Si fà presto a dire filetto!

Filetto di chianina e tris di contorni

 

Quando entri in macelleria e compri un bel filetto di chianina, originale, a quaranta euro al chilo, perchè quella sera così ti è passato per la mente o meglio le tue papille gustative filo-intellettuali ti hanno spinto verso quell’investimento, quasi ti viene la tremarella per paura di rovinare un pezzo di carne così pregiato (per razza e disciplinare di allevamento) ottenuto da un taglio vicino alla lombata, caratterizzato da carne tenerissima e bassa presenza di grasso.

I timori iniziali sono ben presto svaniti di fronte ai familiari fornelli di casa e a tutti gli utensili che lo arredano, una bella griglia di Ikea, non avevo il tempo di industriarmi per una ‘fornacella’ con legni pregiati e carboni di prima scelta, messa sul fuoco per diventare nei giusti tempi incandescente e in parallelo tre padelle per accompagnare all’altare della mia tavola questo sanguinulento filetto ad altrettanti contorni, sono state le mie armi.

Mentre la griglia si riscaldava a dovere, ho preparato l’olio caldo (di arachidi) per la frittura delle patate tagliate (odio le surgelate) al coltello e passate in acqua e sale, quindi ho cotto al vapore dei carciofi finemente tritati conditi, a cottura ultimata, con cucunci di Salina, olive di Gaeta, peperoncino, mentuccia e sale grosso di Trapani.

I classici peperoni al graten, spellati dopo l’arrostitura e saltati in padella con olio extravergine, prezzemolo, capperi piccoli, olive nere e pangrattato sono stati il terzo contorno messo in bella mostra.

La griglia è ormai incandescente e il filetto di chianina non aspetta che il contatto rovente: cinque minuti per lato e il gioco è fatto, poi subito nel piatto condito con sale grosso integrale dell’Atlanico, pepe bianco dello Ski Lanka appena macinato e un filo di olio extra-siciliano Titone (per me il migliore provato negli ultimi 10 anni!).

Le sigarette irregolari di patate erano pronte per essere sgranocchiate, è bastato un pizzico di sale fino, più o meno, anonimo di supermercato (…e quando c’è vò!!!) e la creazione di un bel castelletto agli angoli del piatto scuro.

Il prezzo della carne è valso tutto per un boccone: caldo, succulento, morbido, sapido, godurioso, che si alternava con tutto il resto: la dolce croccantezza delle patate della nonna ‘rivisitate’, il ricco e avvolgente graten di peperoni e i delicati carciofi al vapore.

In trenta minuti spaccati ho raggiunto l’apoteosi del gusto, in barba a tutte quelle donne o uomini in carriera che si beano tra quattro salti in padella e le zuppe dell’orto pronte, con la scusa di non avere tempo…forse è la fantasia che si è persa e non solo in cucina!!!

 

Cla.  

 

 

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