La delicata aromaticità di un Sancerre

La Poussie Sancerre 2009

 

La Valle della Loira è quella vasta lingua di terra che si estende a nord-ovest della Francia caratterizzata da circa 60 appellazioni diverse, perchè differenti sono territori e clima, che caratterizzano quasi 1.000 chilometri di cammino del più lungo fiume d’Oltralpe.

Benchè sia lo Chenin Blanc a fare la parte del padrone in quest’area, è il Sauvignon Blanc nella regione centrale (si parla dei vigneti al centro della Francia e non al centro della Valle della Loira) con la sua straordinaria aromaticità a garantire la produzione di prodotti di una immensa godibilità anche se non sempre a prezzi competitivi.

La differenza è tutta nella delicatezza del varietale che si esprime in maniera presisa ed elegante senza che le pirazine tipiche del vitigno privino di gentilezza il prodotto finale.

Colore scarico, trasparente, giallo verdolino con virate verso il paglierino, a 12° sembra un vitigno aromatico a metà strada tra uno Zibibbo secco e un Traminer d’Alsazia, ma pian-piano emerge la sua vegetalità e diventa difficile non riconoscerlo.

Questo Sauvignon Blanc dell’azienda La Poussie in Sancerre di proprietà del Baron de Ladoucette, si sviluppa su terreni prevalentemente ciottolosi ricchi di ghiaia, tufo e silicio e con poca argilla, si esprime con sensazioni olfattive molto fini: naso verticale, prima aromatico puro di lichti, pompelmo giallo, mela verde,  e numerosi sbuffi esotici, poi vegetale di paglia fresca, di erba falciata, burroso di latte in caseificazione, quella nota di muschio che emerge con una tale delicatezza da incuriosire il naso.

Al palato è minerale, ricco come non te lo aspetti, rispetto a quel colore scarico, l’alcolicità è molto misurata ma allo stesso tempo carezzevole, quelle sensazioni di vegetali si ripropongono alla bocca arrichite da fragranze dolci di susina, piccole pesche gialle, agrumi e nocciola, la bocca resta pulitissima e salata, vogliosa di un abbinamento con cibo, ma lunghissima nella sua ricchezza espressiva.

E’ un vino da bere fresco ma anche aspettandolo ad una temperatura di 13/14°, per capirlo fino in fondo, magari guardando il tramonto a Forio d’Ischia, in spiaggia, ascoltando il rumore del mare e Save a Prayer in versione cover in sottofondo, con un ricco piatto di crostacei crudi: gamberi, scampi, aragostelle e un pò di pepe nero, eviterei i frutti di mare per non avere tra le papille un amplificatore di salinità, e anche osando con un bel cappelletto di paglia in testa ‘a fighetto’ e con un taccuino di appunti vezzeggiando qualche grande scrittore…

 

Cla. 

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