Un vulcano serafico

Passeggiata in vigna con il dott. Arpino di Monte di Grazia

 

Sabato mattina pre-pasquale, appuntamento alle 8,00  presso l’incrocio che da via Chiunzi porta a Corsano in Tramonti, diciamo che questo orario l’ho visto inizialmente come una forma di disincentivo all’incontro ma sono bastati pochi istanti col dottore per capire esattamente il contrario.

Raggiungiamo la casa familiare per un napoletanissimo caffè e una fettina di pastiera e poi giù in cortile verso la panda 4×4 per partire col tour.

Il dott. Arpino, di professione medico generico, è un uomo molto discreto e riservato che con la gestione in prima persona dell’azienda vinicola Monte di Grazie e in generale degli appezzamenti di terra (orto e altre piccole colture) dislocati nelle varie frazioni di Tramonti ha veramente i minuti contati.

Mi aveva concesso due ore per parlarmi delle sue vigne e del suo progetto, siamo stati insieme quasi per quattro ore filate sotto il sole caldo e luminoso della costiera amalfitana, in giro tra i terreni sabbiosi di Casa di Mario, quelli argillosi di Corsano e quelli di medio impasto di Monte di Grazia sovrastata dalla chiesa del Carmine,  tutti con la costante di residui di lapilli lavici del Vesuvio.

La prima cosa che mi trasmette è la lucidità delle scelte fatte nel corso degli ultimi 10 anni circa, con il primo imbottigliamento nel 2003, la capacità critica e l’onestà di ammettere con dolore di aver commesso un errore nell’estirpare delle vigne vecchie nel primo appezzamento dopo che gli erano state tagliate per ben 2 volte da un colono non propenso a lasciare a mani vuote le terre per decenni lavorate ma mai veramente amate.

Il dottore mi racconta del sovescio, della raggiera atipica tramontina dalla quale riesce a clonare (o’ per annanz – propagine o margiotta) nuovi ceppi da viti centenarie che mette a dimora nei vecchi e nuovi vigneti, dello scortecciamento delle grosse viti per ringiovanirle con un leafting naturale, mi fà vedere  come gli uccelli abbiano costruino un nido tra le 4 viti di Tintore abbracciate, utilizzando la paglia dello scortecciamento, una paglia non infestata da fitofarmaci o altri prodotti di sintesi.

Ci affacciamo insieme dal terrazzo di una residenza ristrutturata e destinata all’accoglienza e scorgiamo la vallata…e che vallata, nella quale mi fà notare la differenza fra i terreni trattati con verde-rame e sovescio e quelli trattati con disserbo che in questo periodo fanno assumere all’erba sotto le viti un colore aranciato, mi fà vedere come tra le vigne inserisca delle fascine di silicio (come tanti vecchi contadini locali) per attirare i tarli e distrarli dall’attaccare le preziose vecchie viti, mi racconta di come la Doc di Tramonti non sia veramente rispettosa del territorio perchè vede nel bianco la presenza di Falanghina e Biancolella e nel rosso Aglianico e Piedirosso tutte e quattro uve non originarie della zona e frutto di impianti con meno di 25 anni.

La Biancatenera così definita per la buccia sottilissima, la Pepella dagli acini piccoli di pepe e la Ginestra dal raspo uguale al colore del fiore sono i vitigni bianchi tipici di questi terreni come il Tintore lo è per i rossi con piccoli presenze di coltivazione promisqua di Piedirosso.

Negli anni in cui si decideva sulla Doc furono scartate le uve scarsamente produttive (Pepella e Tintore) e quelle ritenute superficialmente poco adatte alla vinificazione (Biancatenera) a vantaggio di Falanghina e Aglianico più produttive, conosciute e un pò diffuse in tutto il territorio regionale.

Visitiamo insieme la piccola cantina di vinificazione (da vin de garage) dal quale escono circa 3.500 bottiglie, con 5 vasche d’acciaio e 6 botti di legno da 500 litri utilizzate nei primi anni di sperimentazione e provo il rosso 2009 e 2010 ancora in affinamento che mostrano naturali acidità e belle vinosità, parliamo ancora dell’impiego del letame non solo tra le viti ma anche per le altre coltivazioni attraverso un certosino lavoro di riscoperta di piccoli prodotti locali come la ‘mesca di fagioli’ di diverse varietà, i pomodorini di Tramonti utilizzati per un consumo fresco nel periodo estivo, per il piennolo da settembre in poi e per qualche conserva (tramite un azienda dell’agro-nocerinosarnese) da impiegare d’inverno (io nè ho recuperate due barattoloni da 500g) e le piccole patate che hanno poco mercato per le loro dimensioni ma sono ricchissime di sali minerali.

Ci salutiamo con la promessa di andar per boschi nelle prossime settimane ad asparagi selvatici e per provare qualche prodotto dell’orto oltre a qualche bottiglia con qualche anno in più sulle spalle.

 

Cla.   

 

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