Una espressione cupa di Ciro Picariello

Zi Filicella Aglianico Irpinia 2006 Ciro Picariello

 

Parlare di Ciro Picariello senza far riferimento al suo Fiano di Summonte può sembrare strano, ma nei giorni scorsi mi incuriosiva provare l’espressività del suo Aglianico da vigne aziendali di 80 anni, prodotto con  quella mano contadina, originale e rispettosa del territorio, un territorio quello di Montemarano, nello specifico, di impasto misto sabbioso-argilloso, ricco in profondità di marne arenarie in grado di conferire sensazione minerali molto marcate al prodotto finale.

Nel bicchiere appena versato questo Aglianico si presenta rubino cupo, con scarsa lucentezza ma di buona trasparenza, l’ondeggiare del liquido nel bicchiere mostra una discreta consistenza, il primo naso è marcatamente varietale: geraneo, torba, capperi sotto sale, timo, nella sua semplicità espressiva è molto complesso a causa di una nervosa scontrosità.

La bocca si presenta scomposta, pungente, con piccoli pizzicori offerti al sorso da una iniziale effervescenza che lentamente svanisce e con lei una non piacevolissima sensazione amaricante.

La freschezza è immediata nel suo approccio natural-vinoso e con lei il tannino, ad arricchire le componenti dure, che si presenta ruspante e quanto mai asciugante, imprimendo il palato di ben definiti grani di sale grosso precursori di una salivazione molto lenta.

Le sensazioni gustative evocano più vegetalità che frutto, benchè presente sotto forma di more e marasca, ma anche note silicee, la componente alcolica e le morbidezze sono sovrastate dal resto, riuscendo a farsi sentire solo dopo molti sorsi, l’equilibrio è assolutamente in divenire ma sicuramente non rientra tra gli obiettivi che questa bottiglia aspira ad avere, oggi come tra qualche anno, ciò che però non depone favorevolmente è la scarsa persistenza che sminuisce la franchezza espressiva di questo, personalemente, non emozionate bicchiere.

 

Cla.

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