Figlio di un Dio (annata) minore…

Ronco di Gremiz COF doc Tocai 2003

 

Quando ho scritto una mail a Serena Palazzolo dell’azienda Ronco di Gremiz, prima di stappare questa bottiglia, per inquadrare come fosse stata vissuta nelle proprietà familiari quell’annata dalla calura indimenticabile su tutta la penisola e non solo, sono stato presto liquidato con: ‘abbiamo portato le uve in cantina il 20 agosto con circa un mese di anticipo e poi lavorato come facciamo sempre’.

La cosa benchè necessaria per non perdere carro e buoi, non mi è suonata come positiva e quindi mi sono preparato al peggio, già immaginavo di trovare un Tocai (Friulano) dalle sensazioni mielose e dal gusto stanco, nella migliore delle ipotesi e con quella sua tipica sapidità territoriale ammansita dall’alcol. 

Invece, con le dovute precisazioni, ho bevuto un vino dai colori paglierino carico, compatto, lucido, carnoso già alla vista e dai lenti movimenti nel calice, e fin qui tutto secondo copione, al naso si esprime con percettori dolci: malva, , vaniglia, pesca gialla, ma soprattutto minerale di selce, gesso, riso integrale lavato sotto acqua corrente, infine dragoncello e lavanda.

Il naso ha molto da raccontare senza inganni, è un naso poco sottile a tratti granitico, salino, pietroso che si arricchisce di note di affinamento in legno e frutta matura, prima nota da sottolineare, profuma poco di Tocai C.O.F., dal quale mi aspetto mineralità in evidenza (e qui c’è!) ma anche del vegetale e del floreale giallo fresco oltre ad un finale ammandorlato.

Alla bocca sembra mangiare una pesca gialla matura di giardino, ma allo stesso tempo con dei richiami sapidi ben decisi, l’alcol si avverte solo con i sorsi successivi e contro ogni aspettativa aziendale il vino è ancora molto godibile senza rotondità squilibrate, sicuramente è molto più complesso al naso che alla bocca e anzi al gusto tende a perdere una sua identità territorialità, potendo essere confuso con qualcosa di più internazionale, se degustato al buio, mi piacerebbe provare qualche altro vino aziendale magari di annate meno sfortunate dove la salubrità delle uve da coltivazione biologica e delle tecniche di cantina non invasive permettano di capire la filosofia del Ronco  e la grandezza di una zona altamente vocata.

 

Cla.

 

ps Lina, il Muller Thurgau di Franz Haas 2003 è ormai nocciolato, ma questo lo puoi mettere in freddo! 

 

 

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