I vini degli eroi…

Tenuta Befehlhof di Oswald Schuster

 

Il format è sempre lo stesso by Grappolo Spargolo, ma il contenuto da sviluppare ha la firma di Luca Miraglia, vulcanico ‘amico di bicchiere’ con il quale abbiamo deciso di intraprendere un percorso degustativo fuori dalle rotte e dagli interessi commerciali dei grandi ma alla scoperta di piccole produzioni viti-vinicole scarsamente sotto la luce dei riflettori.

Il Team mette in campo i tre elementi di unione reciproca: passione, curiosità, qualità e questo è sufficente per incontrarci intorno al tavolo della nostra seconda casa: l’enoteca I Coloniali di Lina Esposito in Napoli. Siamo in 20 (forse qualcuno in più!), il numero stabilito per tutti i nostri incontri e ci avviciniamo planando lentamente verso la Val Venosta, territorio conosciuto ai più esclusivamente per la produzioni di mele IGP (golden e red delicius, fuji, pinova, gala…), noi invece strabuzziamo gli occhi dall’alto alla ricerca dei vigneti, affinando il palato per l’assaggio dei vini da essi prodotti.

Tenuta Befehelof nasce nel 1972, ma nel suo maso si vinificava già dal 1313, il buon Osvald Schuster negli anni in cui tutti piantavano alberi da frutta pensò bene di impiantare un bel pò di vitigni  (qualcuno parla di 100) e di aspettare le prime prove di vinificazione per prendere la strada che lo hanno portato ha coltivare le attuali viti di: Riesling, Muller Thurgau, Pinot Bianco, Fraueler, Zweigelt e Blauburgunder in appena 1,2 ha.

Già questo ci deve far inquadrare la follia e la genialità dell’uomo nella sua voglia di dar vita a qualcosa di personale. I terreni della Val Venosta, divenuta DOC solo nel 1995, sono: magri, ricchi di sabbia e argilla, detriti alluvionali e glaciali, le altezze variano tra i 550/1000 m.s.l.m. con pendenze non particolarmente impervie, il clima è tra i più miti dell’Alto Adige con precipitazioni intorno ai 60 giorni all’anno, con forti escursioni termiche tra il giorno e la sera, inoltre è interessata nel corso delle giornate dai venti freschi alpini.

Befehlhof ha una conduzione familiare che solo nel periodo vendemmiale viene integrata da un collaboratore esterno, la prima cosa originale che andiamo a degustare è il Sallent un metodo classico a base Pinot Bianco con un 20% circa di Riesling, la cuvèe soggiorna 20 mesi sui lieviti e viene realizzato nella Cantina Arunda-Vivaldi grazie a Josef Reiterer produttore del 50% dei metodo classico in Alto Adige.

Il colore è di un bel paglierino non particolarmente carico, le bollicine sono numerose, sottili e persistenti, i profumi molto timidi, non è un metodo classico che ama giocare sulla prorompenza delle note lievitate, nè sui sentori dolcemente floreali che ci si aspetta dal Pinot Bianco, è un vino che attacca di fioretto e che riempie la bocca di burrosità non percepite al naso, è molto pungente e tagliente nel cavo orale, ma in grado di avvolgerlo delicatamente senza essere monotematico.

La prima sorpresa: Jera 2009 a base di Fraueler, vitigno autoctono utilizzato spesso in uvaggio e mai in purezza, per lo più coltivato in maniera promiscua con vitigni più nobili, il colore è paglierino scarico e sarà la costante di tutti i vini di Schuster molto rispettoso del territorio, i percettori sono floreali ed erbacei molto sottili: sambuco, pepe verde, ortica e stella alpina, in bocca è meno tagliente di quello che mi aspettavo da qualche lettura sul vitigno, ma è molto piacevole, direi scorrevole, dal sottofondo minerale molto delicato e con una buona capacità di abbinamento a tavola…con il Treccione di Agerola ha incontrato il giusto amico ‘terrone’ del Sud.

Muller Thurgau 2009, il più dibattuto dagli astanti, ci aspettavamo da un semi-aromatico molto più vegetale di rosmarino e timo, più fruttato di pesca e susina, invece tutto è apparso abbastanza in sordina e anche al palato è sembrato inespresso, cioè con quella nota alcolica appena, appena slegata dal resto, lo ripeto non sono vini che hanno obiettivi di persistenza e complessità, ma mi aspettavo qualcosa di più nervoso e fragrante.

Riesling 2009, ecco il bianco più complesso della Tenuta, la premessa d’obbligo è allontanarsi dai modelli Kabinett della Mosella, citrici e ricchi di sentori di benzene  o d’Alsazia, dai ricchi sentori floreali e di frutta turgida, qui bisogna approcciare senza pregiudizi e solo in questo modo si può gustare un sorso che già al colore presenta tonalità paglierine appena più cariche, il naso accenna sensazioni idrocarburiche che subito virano su nuanches più dolci di panna, poi salvia, coriandolo, cedro, pompelmo, felce e silice, con l’alzarsi della temperatura addirittura riesco a scorgere acceni di polvere di cenere che arricchiscono un bouquet molto elegante, mai intenso ma molto preciso, la bocca è più fresca dei bianchi precedenti e anche di mineralità decisa, secondo me è il più complesso dei sorsi, un sorso empatico, di discreta persistenza e molto ripulente, in questo caso lo ‘strudel napoletano’ ripieno di mela annurca, zucchine, provola affumicata e cubetti di crudo ha reso il bicchiere di riesling ancor più una delizia.

Zweigelt 2009, altra sorpresa, vitigno nato nel 1922 dall’incrocio tra Blaufrankish e St Laurent, si è presentato senza timidezze nel calice, colore porpora con riflessi violacei, bella concentrazione, assenza di trasparenze, in molti abbiamo rivisto cromaticamente un Piedirosso dei Campi Flegrei di quelli giovani, al naso è irrunte: lapilli, visciole, carboni, edera, terra rossa bagnata, pietra vulcanica, è un vino giovane che parte molto compatto per alleggerirsi delle sue note fresche di cantina e immediatamente indirizzare i ricordi olfattivi verso note più terrigne, al palato è succoso, acido, con tannino in perfetta fusione e per nulla pronunciato, accenni salini nel finale che lasciano la bocca appena ammandorlata, col Caciocavallo dell’Alto Casertano affinato circa 7 mesi in grotte areate ha perso parte della sua fragranza, meglio l’incontro con un lonzino carnoso, morbido, dolce e poco grasso dei Monti Lattari. Servito sui 16° è un vino che accompagnerebbe l’intero pasto a base di pescato in riva al mare della costiera sorrentina o una grigliata di carni bianche sulle sponde del piccolo lago naturale di Scanno (AQ)!

Blauburgunder 2008, non può ma
ncare il principe dei vitigni di montagna, il Pinot Noir che ha reso unica la Borgogna e che trova pregevoli interpretazioni in Alto Adige, in questo caso il colore è un acquerello: rubino scarico, accenni appena granati, belle trasparenze, il naso ci grida che è troppo giovane per mostrarci le sue grazie, è un olfatto che racconta di escursioni termiche, di un vino sussurrato e di affinamento in legno grande, la freschezza del frutto cerca di superare  le note ancora poco fuse di affinamento, il pinot è una brutta bestia, in questo caso ha mostrato la difficoltà di esprimere le sue sottili venature vegetali a favore di un’alcolicità troppo pronunciata e un equilibrio ancora in divenire, lascia la bocca leggermente polverosa nonostante la gradevole freschezza e un corpo per nulla pesante, ma necessita di più tempo in vetro per esprimere un giudizio definitivo, per ora non positivo.

La serata è passata in un batter d’occhio nonostante fossero trascorse circa 4 ore, la Tenuta Befehlhof con i suoi vini hanno reso il clima bucolico e rilassato come le dolci terre della Val Venosta che hanno schiuso i nostri sensi su una realtà aziendale fatta di amore e cura dei particolari.

 

Cla. 

 

 

 

     

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