La grandezza di una donna

Arianna Occhipinti Sicilia IGT Siccagno 2005

 

Cavolo questa Arianna è più siciliana di una siciliana, la vedi, non si scompone, libera, lineare, diretta, con occhi e capelli neri, con lo sguardo fulminante, profondo, parla poco ma se la fai aprire e una cascata senza farneticazioni.

La ricordo al secondo Vitigno Italia a Napoli nel 2006 e poi ancora a Villa Signorini nel 2010 per Vini Naturali, sempre dietro al suo banchetto bianco bagnato dalle gocce dei suoi vini rossi, con quell’aria stralunata ma in realtà assolutamente centrata e concentrata, parla, ride, non riesce a stare un attimo ferma e poi caz… i suoi vini: veri, naturali, territoriali, raccontano di un percorso che ogni anno che passa rappresentano sempre più una filosofia di territorio e mai una scelta di marketing come per altri, senza poi dimenticare i 15 ettari dedicati agli ulivi per produrre due extravergini  da mono-cultivar: Nocellara del Belice (proprietà familiari storiche) e Tonda Iblea da ulivi secolari i cui ettari sono stati più recentemente acquistati.

Siccagno 2005 Nero d’Avola, ‘lo tengo in frigo un’oretta’ per risvegliarlo e godermelo come rosso d’estate, ed ex-post non faccio male: rubino, trasparente, illuminate, unghia granata con continue rincorse amorevoli di colore nel bicchiere.

Subito un’apertura di frutto: amarene, ciliegie, bacche di mirto su un fondo elegantissimo che parla mediterraneo con tutti i richiami alle nostre erbe aromatiche: basilico, rosmarino, timo, tutto molto fresco, ancora l’odore del grano riscaldato dal sole, thè verde, col movimento del bicchiere si compatta e la corsa nei campi siciliani si trasforma in un piatto di ceramica pieno di fiori, erbe dell’orto e frutta fulgida.

A 16° ha una bocca che dice di lanciar via il bicchiere e di bere dalla bottiglia, tipo coca-cola, è un sorso fresco, dissetante, ripulente, leggero, complesso, lungo, degno della primavera ma anche meritevole delle tavole estive, io lo sogno con pesce crudo sfilettato e crostacei, paste all’insalata senza preparati, ma con le verdure crude tagliate al coltello, lo sento vibrante con un dentice da un chilo arrostito o con del coniglio in porchetta, se penso all’autunno.

E’ un bicchiere che mi parla di Vittoria (RG), di amici con i quali bere e parlare di sè, sorridere dei tempi di scuola, mi racconta di successi dopo tanta fatica; con l’alzarsi della temperatura il tannino diventa graffiante, ruvido, l’alcol è una sensazione delicata in perfetta fusione col resto, il corpo è equilibrato, il vino è genuino, pulitissimo, lungo e dolce, altro che vini naturali imperfetti solo l’idea di una donna forte e concreta poteva produrre questo!

 

Cla. 

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