Quando il Friulano si chiamava Tocai

Schiopetto Tocai COF 2000

 

Un altro bianco d’antan alla prova bicchiere e in questo caso un vino che ha cambiato i suoi connotati anagrafici dal 2006 a seguito dell’entrata nella Comunità Europea dell’Ungheria e il riconoscimento del Tokaj come regione produttiva ben definita ai danni del vitigno Tocai, autoctono in Friuli dal 1600 circa. 

Mi sono stappato questo cimelio dell’azienda Schiopetto con la curiosità di un bambino di fronte ad una bottiglia renana e non bordolese come oggi in commercio dalla stessa azienda, più per diletto che per scopo scentifico-degustativo, ma poi per chi???

Il colore è dorato, lucido, il naso è molto chiuso, prevalgo le sensazioni di nocciole fresce e mallo di noce, basta poco per virare su odori erbacei di pepinella e valeriana, poi ancora sensazioni minerali e fruttate di melone giallo e cedro.

Al gusto è ricco, appena grasso, ancora fresco e rigorosamente salato, l’alcolicità è poco percepibile e molto dosata, stiamo parlando di un vino dai 12,5° molto più moderno rispetto alla sua annata, quella nota olfattiva immediata di frutta secca che mi aveva portato a pensare all’utilizzo di legno nell’affinamento è svanita con l’alzarsi della temperatura di qualche grado, cosa che al contrario si sarebbe dovuta accentuare se veramente gli Schiopetto avessero impegnato la barrique, invece sono emerse olfattivamente nuances più gessose e silicee del territorio, ma anche floreali e vegetali del vitigno, alla bocca non mi è apparso stanco o  stucchevole, è sceso una meraviglia, discretamente complesso e con una invidiabile persistenza giocata su sensazioni retrogustative di miele di sulla, albicocca secca, crema spalmabile alla rucola.

E’ un vino grandemente espressivo, si fà bere e si fà raccontare, richiede il cibo ma anche la tranquilità di un pranzo di sabato a casa senza frenesie.

 

Cla.

 

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