Le Marche che smarcano!

Tenuta di Tavignano – Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Misco ’08

 

Piccola grande azienda (230 ha totali) a cavallo tra Macerata e Ancona in un territorio da fiaba tra verdi colline ricche di alberi secolari e limpide acque di fiume.

L’azienda agricola Lucangeli Aymerich di Lacòmi ha destinato 30 ettari alla viticultura, in particolare specializzandosi nella produzione del famoso Verdicchio dei Castelli di Jesi attraverso un agricoltura sostenibile e il più possibile rispettosa dell’ambiente circostante.

Il cru Misco Classsico Riserva 2008 è un Verdicchio che aspira a  diventare un vino bianco da invecchiamento che migliori la sua complessità col passare del tempo.

La fragranza e la sapidità del vitigno messo a dimora a pochi chilometri dalla costa marchiggiana sono conosciuti dai più, meno le sue potenzialità di affinamento in bottiglia,  in questo caso il bicchiere esprime un colore paglierino carico, i profumi sono prevalentemente floreali (gelsomino, margherite) e salmastri (ciottoli bagnati di acqua di mare) e solo in un secondo momento emergono accenni fruttati di pompelmo e mela smith.

In bocca è salato, abbastanza fresco e molto equilibrato grazie ad una apprezzabile alcolicità arrotondante, non si esprime con sensazioni pseudo-caloriche (morbidezza) molto pronunciate e questo rende la bevuta gradevole anche se non particolarmente complessa nè persistente, non mi convince lo sbuffo alcolico che dopo qualche sorso emerge dirompente (ma questo è una costante di molti Verdicchio) o meglio non mi convince a pieno un corpo magro per le ambizioni di bianco da invecchiamento, ma anche un gusto incentrato soprattutto su sensazioni di fiori di campo appena essiccati e agrumi, rispetto ad un naso più variegato, più che da aperitivo potrebbe essere valorizzato con del farro con piselli e guanciale fritto.

 

Tenuta di Tavigliano – Rosso Piceno Libenter ’07

 

Deludente in termini assoluti (‘relativamente’ al mio gusto) mi è apparso il Libenter Rosso Piceno 2007, amo molto il Montepulciano d’Abruzzo in blend col Sangiovese, in questo caso c’è anche un residuo di Cabernet Sauvignon (5%) ma nonostante la contro-etichetta richiami alla semplicità e alla naturalità del prodotto ho avuto difficoltà a bere più di due bicchieri.

Concentrato, impenetrabile, riflessi addirittura violacei, primo naso di approccio floreale con glicine, viola mammola e fiore di cardo, poi con l’ossigenazione si addolcisce su note di ciliegie, more di rovo e mostarda di peperone rosso, il sorso è un frutto carnoso da masticare dall’impatto tannico-fresco e solo in un secondo momento alcolico.

C’è buona concentrazione e corpo ricco ma si evolve poco nel bicchiere sia nei profumi che al gusto concentrandosi su spiccate sensazioni di confettura di frutti acidi (more, ribes, marasca), quello che appare è ancora uno squilibrio tra le componenti e la facile capacità di ingannare: i primo sorsi sono decisi e invitanti poi sempre più stancanti e tutti i 15° che all’inizio sembravano ben mascherati tendono ad emergere nettamente  nei termini di ‘tanto di tutto senza filo conduttore’ e sopratutto senza una territorialità riconoscibile.

 

Cla.

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