Degustazione dei vini di Altea Illotto

La brochure per gli appunti

 

Per le serate ‘I vini degli Eroi‘ è in scena presso I Coloniali di Lina Esposito la Sardegna, ma direi quella parte dell’isola meno conosciuta se si pensa alla IGT Serdiana valorizzata dall’Azienda Agricola Altea Illotto con una produzione fuori dagli schemi.

L’azienda nasce dalla passione e direi dall’amore di Maurizio Altea e Adele Illotto che lavorando entrambi nel settore agronomico decidono nel 1992 di produrre con una propria azienda, olio con ulivi secolari nella zona di Seneghe (OR) e vino nella zona di Serdiana (CA).

Oltre ad una agricoltura biologica, una particolarità è la produzione di sole due tipologie di vino: Altea Bianco da uve Nasco vinificate secche (cosa molto rara) e una piccola percentuale di Vermentino oltre all’Altea Rosso da blend di Carignano, Cannonau e Monica di Sardegna. I terreni di origine di queste uve sono circa a 200 m.s.l.m. caratterizzati da arenarie e scheletro quindi abbastanza magri cosa che poi caratterizzerà i vini in essa prodotti, il clima è particolarmente caldo donando ai suoi frutti un buon contenuto di zuccheri da trasformare in alcol.

Parto dal dire che non si è trattato di una degustazione facile, nessuno dei 22 amici che hanno partecipato alla serata ha mai bevuto vini di quel territorio e in particolare, per il bianco, vini da Nasco non vinificato dolce, pertanto le percezioni gusto-olfative non avevano parametri di riferimento dai quali farsi aiutare.

Detto questo, quello che è emerso è l’immagine di vini molto territoriali e particolarmente rigorosi e rispettosi della filosofia naturale dell’azienda, incentrata su limitato interventismo in cantina e rispetto delle giuste maturazioni in vigna senza trattamenti chimici.

I vini degustati

ALTEA BIANCO 2009:

si presenta giallo paglierino con accenni verdolini e con qualche particella in sospensione frutto di qualche bollicina che una volta versato il vino nel bicchiere è subito svanita, il naso è sostanzialmente vegetale e mediterraneo, peraltro molto fresco: anice, aghi di pino, mela verde, fiore di cappero, alla bocca è fresco e sapido, a tratti gessoso, minerale in primis più che marino, la bocca è scorrevole nonostante la nota alcolica sia particolarmente avvolgente ma senza ripoporsi alla gola in maniera persistente, il corpo è esile puntando più sull’eleganza che sulla potenza, non particolarmente complesso in bocca.

ALTEA BIANCO 2008:

il colore è paglierino carico con riflessi dorati, all’olfatto esprime note di menta, lime, miele di rosmarino, albicocca secca e accenni di mallo di noce, al gusto si presenta più ricco del 2009 la nota minerale prevale su quella fresco-acida e l’alcolicità dopo qualche sorso tende a venire fuori senza timore. Le sensazioni gustative si incentrano su sentori di fiori essicati, nocciola e noce, pesca gialla al rhum, ben equilibrato nonostante gli sbuffi alcolici abbiano le potenzialità per divenire troppo evidenti dopo qualche sorso.

ALTEA BIANCO 2007:

paglierino tendente al dorato, il naso è coerente con età e territorio, emana effluvi di mandorla fresca, erbe medicinali, miele di timo, camomilla, in bocca è orizzontale, largo dal primo sorso, in armonia con quanto dato al naso, spicca la nota vegetale mista a quella di frutta secca e la sapidità pastosa ai lati della lingua, con l’alzarsi della temperatura si avvertono sensazioni di ossidazione buona peccato che ancora le gomitate alcoliche rendano difficile la scorrevolezza del sorso.

ALTEA ROSSO 2008:

il rosso aziendale si presenta dal colore rubino con un unghia già precisamente granata, il naso è molto variegato, saltella da note erbacee a quelle di frutta piccola (cassis, ribes nero), poi l’ossigenazione gli dona ulteriore complessità con accenni di felce e qualcosa di animale, nonostante si tratti di un vino che vede pochissimo legno (barrique usate). Al gusto è abbastanza fresco, sapido, il tannino è ben svolto, si esperime carezzevolmente ruvido come la mano di un uomo non più giovane, la persistenza gioca su note di carbone, marmellata di fichi d’india e foglie di mirto pestate, anche in questo caso il corpo non vuole stupire con concentrazioni e rotondità non spontanee ma con spigoli che avranno bisogno di qualche anno per avere la giusta fusione…servito a 16° potrebbe meglio compensare un alcolicità anche in questo caso molto decisa in proporzione ad una struttura in progress.

L’amico Luca Miraglia

Cla.

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