Anarchica estiva sul terrazzo

Fa troppo caldo per bere da soli…

 

E’ un bel pò che non si organizza una bella serata anarchica di quelle frizzanti, piene di vini da scoprire e di pietanze da condividere e allora in questa estate inoltrata, che la settimana scorsa ci ha riservato un bel pò di giornate torride, scatta la scintilla: ‘serve un terrazzo per incontrarci!’

MariaTeresa non aspetta altro, una mail molto diretta: ‘che dici facciamo un’anarchica sul tuo terrazzo?’ e lei senza batter ciglio delibera: ‘venerdì no, organizziamo lunedì, vi aspetto!’

Una mail, un pò di giri via Facebook e qualche, più tradizionale, telefonata per creare il gruppo ed eccoci in 13 (per andare a quel servizio alla sorte!) intorno al tavolo pronti per iniziare.

 

MariaTeresa e i suoi pargoli ci accolgono con grande calore, anzi la padrona di casa è troppo agitata, vuole che tutto sia perfetto (è così è stato!!!), addirittura voleva buttare la pasta prima che arrivasse il 70% dei partecipanti per far trovare a tavola i piatti già pronti, ho bisogno di calmarla, la faccio desistere, le aggiungo un calmante senza farmi accorgere (scherzo) al primo sorso di Falanghina Brut di Astro, portato da Anna, troppo caldo per essere valorizzato a dovere, troppo grossolano per essere anarchico!

 

 

Fosca da il via per gli antipasti: mozzarella di bufala, pizza con burrata pugliese, pomodorini secchi e alici di Teresita, peperoncini verdi e peperoni al gratin, anche se mancano ancora due persone ma l’orologio segna le dieci meno venti PM, non possiamo aspettare oltre.

Il tempo di metterci al tavolo che Enzo il Contestator (nome amichevole per un amante solo delle eccellenze) e Lina, liscia e abbronzata come non mai, completano il cerchio, allora si apre il rosato di Fosca, naso crudo e vegetale da Sauvignon, spiazzante, bocca sottile, equilibrata ma bel pò corta, è: TerredelGufo Chiaroscuro 2010, Mantonico 100%.

Marilena è la più fashion con pantaloncino corto, stivali sabbia e maglietta realizzata per evidenziare il pearcing all’ombellico, mentre Fabiola col suo vestitino color carne e un bel tacco da 12 sfida l’esame visivo di molti, è l’ora delle bollicine: naso di lievito e crosta di pane, acceni floreali e bocca secchissima, Lina ci ha portato Il Grigio di Collavini, poi bollicine più sottili e ramate, è un vino d’antan o un rosè? Il naso non inganna è un vino giovane, lattico e lattoso, caramellato e di piccoli frutti freschi, in bocca è ricco ed elegante, non economico (non meno di 60 bucce sul mercato): Gene ha portato un Gosset Rosè, di livello!

 

 

Piero ogni tanto si perde Fosca intenta ad aprire le bottiglie e servirle nel giusto ordine ben ‘incellofanate’ (si può dire?!?), Anna già vuole fumare i sigari e Micaela, che è la prima volta che partecipa, non sta capendo niente, non è sommelier, beve vino ma in modiche quantità e conosce pochi del gruppo, ho detto tutto!

Si stappa il bianco di Rino che fa lo sborone con quei suoi 250g di ricotta portati per la serata, ovviamente ricotta del presidio Slow Food Superò di Fuorigrotta, zona stadio S. Paolo.

 

 

Dopo tanti vini da 30 euro in sù, portati alle serate anarchiche, che si poteva bere lui e gli americani della Nato, l’acino del Grappolo Spargolo ha capito come si fà (illuminante il viaggio a Parigi), il vino è paglierino, nota tostata e nocciolata, poi salmastro al naso e in bocca, bevibilità fluida e profumi che migliorano con l’alzarsi della temperatura, Vermentino Igt Sada, roba di Maremma, prezzo piccolo-gusto ricco.

Lina prepara la stoccata al Contestador, altro bianco paglierino per nulla carino nonostante si tratti di un vino del 2007, profumi tostati e affumicati simili al precedenti ma più larghi e dolci meno intensi ma più complessi, la bocca è calda, sapida ma meno fresca, quasi domata dall’affinamento in legno che tutti presumiamo nel buoi della degustazione, il fendente ha colpito Enzo non ha riconosciuto uno dei suoi vini preferiti (ma come può?): il Vermentino Grattamacco di Colle Massari, si alza e corre a casa a prendere una bottiglia del 2009 perchè contesta la giusta conservazione di quella servita (deve fare un attimo 5 chilometri tra andata e ritorno !).

 

 

Lucio e Salvatore iniziano a carburare ed entrano nel vivo esponendosi nel confronto, un altro bianco di Rino: giallo paglierino con riflessi dorati, profumo da semi aromatico, Sauvignon in evidenza (benchè sia in percentuale minimale), poi roselline bianche, susina candita, accenni esotici e vanigliati, al palato è compatto, avvolgente e di buona complessità, Terlan Nova Domus Riserva 2000, una scommessa riuscita, per me appena, appena stanco al gusto, blend e zona sono stati indovinati dai più (Trentino-Pinot Bianco+Chardonnay+sauvignon).

Il Vermentino Grattamacco, stavolta 2009, è tra noi con il rientro al tavolo di Enzo, sempre poco convincente con quelle note tostate e quella freschezza ammorbidita ma sopratutto con quel prezzo da Chablis 1er Cru.


 

 

Abbiamo bisogno di ripulire la bocca con qualcosa di rosso e Generoso non ci fa penare: rubino scarico, bella lucentezza e fluidità nel bicchiere, naso vegetale, terroso, di frutta fresca schiaccita, al palato è dissetante, non molto fresco ma ripulente che è una bellezza, fuori schema rispetto ai classici Pinot di Borgogna (che tutti abbiamo individuato per il colore, odori e gusto) per un acidità troppo misurata, ma molto delicato, di grande godevolezza e armonicità: Pommard 1er cru 2009 Les Chanlins Domaine Lafouge.

 

 

Carlo non c’è la fa più, vuole i dolci e allora tutto il battaglione viene presentato al plotone di esecuzione: i gelatini al bicchiere ai vari gusti di MariaTeresa, sublimi ed eleganti, la torta-tiramisù del piccolo Carlo una delicatezza, la Torta al cioccolato di Micaela, una bomba!

 

 

Scocca anche l’ora dei vini dolci, Salvatore non rinuncia a portare un Riesling della Mosella: bottiglia, naso e gusto sono netti e precisi, beviamo un delicato ma ancora tutto in evoluzione Spatlese 2008 di Alfred Merkelback.

Ormai i Toscani sono accesi, per la serata nessuno ha pensato a cubani, poco male: Modigliani, ExtraVecchio e sigari aromatizzati soddisfano un pò tutti, in sordina apro la mia bottiglia per gli altri: naso aromatico ma non intenso, profumi ben riconoscibili di Malvasia, al gusto è carezzevolmente dolce, poco alcolico e di ricca mineralità, ormai nessuno si sbilancia, stiamo sorseggiando una Malvasia di Bosa Contos Planargia di Zarelli Vini nella versione IGT perchè non affina per 25 mesi come previsto nel disciplinare nè evolve in botti scolme come per la Vernaccia di Oristano, ma è venduto giovane di vinificazione per una beva più veloce, originale ma non di grandissima emozione.

 

 

Passa un’altra ora prima di andarcene a dormire…attendevamo la bottiglia della staffa di Pico, ma lui non c’era, è a casa a sorseggiare Bentelan per una puntura di ape!

 

Cla.

 

ps ho cercato di essere sintetico ma non è stato facile ridurre la parte goliardica e conviviale al minimo!

 

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