Artigianali, quanti stili?

Almond ’22 Maxima

 

Quando apri una birra artigianale non si sa mai dove si va a parare, perchè nonostante siano ben definiti gli stili produttivi a livello internazionale, nel settore c’è notevole libertà di azione rispetto a quello vinicolo dove l’autonomia produttiva è spesso una scelta commerciale o un modo per fare cose non proprio trasparenti.

La seconda birra da 0,75 del Birrificio Pescarese Almond ’22 che apro per la prova palato-abbinamento è la Maxima, fatta come per tutta la produzione aziendale con materie prime scelte, in parte della zona di produzione (acqua di Farindola, malti, mieli) e in parte nelle zone principali di produzioni brassicoli (luppoli da: Belgio, Germania, America, zucchero di canna e spezie nel circuito Equo e Solidale…).

Il sito aziendale la definisce una Strong Ale Italiana, cosa che non significa molto perchè Strong Ale è per definizione una tipologia di birra inglese alcolica e frutto di alte fermentazioni, nel caso specifico per quel poco che ritenevo di conoscere avevo classificato il sorso tra le IPA, sbagliandomi alla grande, ma comunque quello che mi interessa è valutarne la piacevolezza e la capacità di farsi bere da sola o in compagnia sia di preparazioni culinarie che di amici.

Alla vista è di color ambrato, lo definirei buccia di arancia di giardino matura, velato, con spuma sottile e corposa che svanisce abbastanza velocemente.

Avvicinato al naso si presenta con sensazioni maltate in bella evidenza, sentori dolci: miele di agrumi, cedro candito, pompelmo essiccato, zenzero e coriandolo, quindi presumo di incontrare al gusto una birra dal corpo morbido e appena dolce, in questo mi faccio condizionare dalla controetichetta che indica la presenza di miele tra gli ingredienti e invece sorpresa delle sorprese…

Al palato spiccata acidità, agrumi in primis ma anche zenzero e coriandolo che avevo avvertito al naso, finale malvaggiamente luppolato, direi amaro di mandorla tostata e chiodi di garofano.

Il naso lascia spazio a note di frutta secca e castagne mentre il sorso esprime  tutta la complessita della birra per un bel pò di tempo ma anche una piacevole sensazione di pulizia.

Le bollicine sono minute e delicate  ma per nulla numerose e pungenti, avvicinando il liquido ad un vino poco alcolico e ammandorlato con spiccate note salate.

Ho puntato ad un abbinamento con una caponatina scomposta fatta di: pomodoro di Sorrento, peperoni crudi, cipolla rossa, buzzonaglia di tonno calabrese, fresella sbriciolata, sale, pepe nero ed extravergine, troppo delicata per una birra che con quel finale ripulente e complessamente amaro tendeva a prevalere, le sue note speziate si sarebbero meglio maritate con le maruzze saltate in padella con: aglio, peperoncino e prezzemolo dal gusto sapido, piccante e lungamente persistente.

 

Cla. 

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