Non si scherza con la frittura di pesce

Lindo e pinto per la padella

 

Come si dice: ‘quando s’adda fa, s’addà fa!!!’ e si deve fare anche bene!

Con buona pace del piano cottura, ma soprattutto di chi dopo lo dovrà pulire, insieme a cappa-aspirante e annesse mattonelle del top (S. Maria Elena dal Parco Snicer), perchè quando si ritorna a casa con una bella spesa di pesce fresco da frittura non ci si può tirare indietro.

Per non scontentare nessuno, l’acquisto dal pescivendolo di fiducia ha compreso gamberi e calamari per i più giovani e il buon novellame di triglie dal gusto deciso per i più grandi in modo da non essere costretti a inventarsi due menù per 5 commensali.

Prima cosa da fare, la pastella: acqua, farina e lievito di birra e un bel pò di alghe (di certa provenienza) sminuzzate, venti minuti e la base per le frittelle è pronta per essere saltata in padella nell’olio di arachidi (è l’unico olio di semi che utilizzo nella frittura) bollente.

 

La pastella di alghe

 

La parte estrosa ci deve sempre stare anche nelle cose semplici, soprattutto, e quindi non potevo infarinare con classica farina 00, ma mi sono fatto guidare dalla voglia di leggerezza optando per della farina di riso (sottilissima quanto delicata) per tutto il pescato, che controsenso poi: da un lato la voglia di frittura e dall’altro la farina leggerina e snob di riso?!?

Allora giù con le napoletanissime fravaglie di triglie, mangiate subito senza neanche apparecchiare la tavola, tra lo zingaresco e lo street-food ‘in casa’, ci mancava solo il coppetiello e la birra gelata…ho preferito un più tradizionale calice di bianco: Pinot Grigio di Colterenzio.

 

Fravagl’e’ tregl e pizzette di alghe

 

…e funniculì-funniculà, è il momento del calamaro, quello che anche se lo asciughi con un bel panno da cucina per eliminare l’acqua del lavaggio sempre di frega con quegli scioppettii di olio nella padella, l’utilizzo del para schizzi può attenuare i danni ma non evitarli del tutto, ma la gioia di quelle bianche rondelle dorate e fumanti condite con sale e pepe nero è impagabile.

 

I rotondini o i calamari

 

Ultimo atto: lavaggio e taglio di una croccantissima insalata romana arricchita di finocchio e carota tagliata sottilissima, mentre anche i rossi gamberi (sarebbero stati perfetti anche per una bella linguina con due corbarini) si tuffano in olio.

 

Olio bollente…attento al punto di fumo!

 

Il sapore del tutto è stato inebriate, siamo passati dalle delicate pizzette di alghe che appena-appena ti facevano affacciare da una finestra  a picco sul mare, poi le piccolissime triglie con quel gusto amaro che richiama un bel metodo charmat extra-dry ripulente, i calamari croccanti fuori e morbidi dentro e infine i dolcissimi gamberi di cui non và dimenticata la testa per i più golosi (leggasi malati!), mio figlio e gli altri mi guardavano straniti, io sorridevo pensando: ‘quando sarete grandi capirete!’

 

Gamberi e calamari per tutti!

 

Cla.

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