Occhi Pinti del Monte Pertosa

Calamarata con fagioli

 

Il freddo che ha investito l’Italia in questo inizio settimana, oltre alle fastidiose quanto necessarie (per il mondo agricolo) piogge, mi hanno fatto recuperare dalla dispensa un pacchetto sottovuoto di fagioli Occhi Pinti coltivati biologicamente dall’Azienda Agricola Pucciarelli Giovanni localizzata ad un chilometro da Positano ed a circa 350 metri sopra il livello del mare, in un microclima perfetto che risente delle salate brezze marine, del freddo vento proveniente dai Monti Alburni oltre al fertile e lussureggiante suolo ricco di acque sorgive, residui vulcanici e arenarie.

 

 

Dopo la messa a bagno per oltre 8 ore, ho iniziato la lunga e lenta cottura purtroppo in assenza di un adeguato pentolone di coccio trovandomi fuori la casa di residenza, ma in quel di Alfedena (AQ) per il week end lungo collegato alla festa di S. Gennaro.

Il trito profumato è composto da: sedano, carota, aglio, 2 pomodorini, peperoncino e un pezzettino di cotica di prosciutto, il tutto inserito nel capiente tegame di alluminio, appena l’acqua con i fagioli ha iniziato a bollire con un certo vigore.

 

 

Nella stessa pentola solo dopo che mi sono accorto che i fagioli avevano raggiunto la giusta consistenza, vi assicuro che c’è nè voluta (!!!), senza perdere la loro compattezza, ho versato la pasta nel formato Calamarata Antichi Pastai di Torre Annunziata – Sorrentino, una pasta che si è notevolmente spezzata in cottura formando una sorta di maltagliati involontari.

 

 

Impiattato ho aggiunto un filo di extravergine, un pochino di rosmarino, per dare un tocco contadino ad un piatto che già lo è a tutti gli effetti e delle sottili fette di dolcissima cipolla rossa.

 

 

I fagioli all’occhio di Pertosa (SA) sono dolci e delicatissimi, cremosi e molto resistenti in cottura, con una marcata vena sapida che lasciava una bocca molto equilibrata, l’aromaticità delle spezie e della cotica hanno reso complesso e molto piacevole ogni cucchiaio e anche i più piccoli al tavolo hanno fatto il bis.

Mentre gli altri pasteggiavano a succo di frutta alla pesca Bio (mi piace sottolineaarlo!!), io ho bevuto in abbinamento un Biferno Bianco d’Antan, del 2005, blend di Trebbiano, Bombino e Malvasia, dell’Azienda Borgo di Colloredo, molto grasso e masticabile ma con distinte note salate e di freschezza ancora vive, in grado di stemperare la tendenza dolce del simpatico fagiolo mascherato. 

 

 

Cla.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.