Cataratto etico, ma buono?

Terre Tosse di Giabasco Cataratto 2009 – Centopassi

 

Non essendo un giornalista, nè un degustatore professionista posso permettermi di valutare questa bottiglia comodamente da casa mia, da usufruitore-gastrofighetto, senza entrare in polemica con qualcuno, offendere qualcun’altro o fare scoop per aumentare i contatti su questo blog domestico.

E allora compro questa bottiglia perchè qualche mese fa ho provato il Grillo, della stessa azienda, con molta soddisfazione, Centopassi è una cooperativa, anzi l’unione di due cooperative, che lavora su terreni conficati alla mafia nell’Alto Belice Corleonese su suoli prevalentemente calcarei.

La bottiglia ha un etichetta accattivante come il brand aziendale che racchiude in sè molto significato per la storia di Peppino Impastato e il lavoro di persone che collaborano fattivamente al successo di questa cooperativa e dei suoi prodotti, che oltre a vino sono anche cereali, legumi e conserve acquistabili nei negozi che commercializzano prodotti Bio ed Equo e Solidali.

Nello stappare la bottiglia ho un quid aggiuntivo per aver partecipato in piccolissima parte (appena 11 euro) al finanziamento di una realtà produttiva in una terra spesso svilita dall’uomo e dalle sue barbarie (sono stato troppo generalista o demagogo?!?).

Nel bicchiere il vino è paglierino con marcati riflessi dorati, il naso si presenta dolce, direi di impatto dolcino di ginestra, fiore di cappero selvatico e acacia, con la roteazione del calice e la forzata ossigenazione del liquido avverto una apertura su note di nespola, accenni vegetali di trifoglio e infiorescenza di aglio, non molto altro, media complessità, anzi un’insieme di famiglie olfattive che si blocca d’incanto.

Al gusto l’entrata è maledettamente salata, poi quella nota dolce avvertita al naso diventa schietta in bocca nella forma di margherita, pesca e agrumi, il corpo è abbastanza magro, non emerge una persistenza lunga e ciò che si ripropone al palato continua ad essere una nota sapida rinvigorita per di più da una freschezza non tagliente ma precisamente definita, l’alcolicità ammorbidisce i toni maschi del sorso, ma emergono delle slegature tra i vari componenti.

Spero di rifarmi col Grillo, stessa annata,  conservato in cantina per un prossimo stappo, per questa occasione la fetta di lampuga in crosta di sesamo, melenzane e patate ha avuto il sopravvento non però da un punto di vista etico… 

 

  

 

Cla.

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