Elegantemente statico

 

Sassicaia 1996 Tenuta San Guido

 

Ci sono vini che solo a nominarli scatenano riverenza, pensando che hanno fatto con il loro blasone e qualità oggettiva da portabandiera dell’enologia italiana in tempi in cui i vini francesi erano inarrivabili.

Sto parlando del Sassicaia  di Tenuta San Guido prodotto grazie alla consulenza enologica di Giacomo Tachis tra i più grandi e conosciuti enologi al mondo, un vino che è stato pensato per competere con i migliori Bordeaux, quando quella tipologia la faceva da padrona e da modello di riferimento in tutto il globo, naturalmente il modello non solo era rappresentato da un’area vitivinicola unica e da Chateaux da favola con storie ultracentenarie ma soprattutto come simbolo di eleganza e longevità.

E’ proprio questo il punto sul quale mi piace soffermare la mia analisi di consumatore, il blend del Sassicaia è formato da 85% Cabernet Sauvignon e 15% Cabernet Franc della zona di Bolgheri famosa già all’inizio del ‘700 grazie al conte dell Gherardesca e ritornata nel gota dell’enologia mondiale negli anni ’70 grazie personaggi illuminati quali il Marchese Incisa della Rocchetta, i fratelli Antinori e lo stesso Tachis.

Distaccandomi dal valore commerciale della bottiglia, circa 150,00 euro (dipende dove e da chi si acquista!), e considerando semplicemente la piacevolezza del suo contenuto a 15 anni dalla vendemmia posso dire che nel bicchiere la prima cosa che stupisce è il colore: rubino, di media concentrazione con accenni granati, lucentezza e alternanze trasparenti rendono la vista inebriata da qualcosa di integro e marcatamente giovane.

Il naso non aggredisce le mucose olfattive con note terziarizzate pungenti di chiodi di garofano o sensazioni eteree, ma si distende molto lentamente nonostante abbia passato oltre un’oretta in decanter, si mostra con sensazioni di foglia di fico, noce fresca, rabarbaro, ciliegia in macerazione, poi lentamente incede su note ematiche, di radice di zenzero caramellate e cuoio, aspettandolo potrebbe svelare altri segreti ma non posso passare un pranzo in compagnia di amici a stare col naso nel bicchiere.

La bocca è ‘l’equilibrio‘, sapido, abbastanza fresco, tannino definito, vellutato, pulitissimo come un panno di alcantara, l’alcol è un sussurro, il corpo è ricco ma senza morbidezze, è un vino fatto col misurino, di perfezione stilistica inimitabile, elegante e pieno di carattere.

Ora di fronte a cotanta armonia e piacevolezza e tenuto conto di aver bevuto al massimo 4 annate di questo vino, mi domando: mi ha emozionato? E’ un vino che comprerei? La mia risposta è ni, non per snobbismo, non rientra tra i miei innumerevoli difetti, ma perchè nella sua puntuale e aristocratica qualità non mi ha dato sussulti, mi ha raccontato una storia di sucesso e di grandi uomini del vino ma mi ha detto poco su un territorio e sopratutto il suo principale pregio, cioè l’equilibrio a prescindere, risulta qualcosa di quasi statico, presumo che tre anni fà o tra tre anni sarà poco differente rispetto ad oggi e questo per un liquido vivo, in divenire, è segno di immortalità ma anche di poca capacità di farsi amare per una diversità che ogni anno dovrebbe mostrarsi senza necessariamente nobili compostezze…ma si sà questo è il destino dei Top Player, quello di essere osannato e odiato come nessun altro!

 

Cla. 

  

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