Uno di quelli moderni ma fatti bene

Monferrato Rosso Pin 2000 La Spinetta

 

C’è sempre nelle degustazioni di vino il confronto tra i bevitori modernisti, quelli che prediligono in linea di principio le morbide armonie gustative e le dolcezze olfattive e i tradizionalisti che rimarcano il loro godimento nel preferire vini più schietti e magari anche spigolosi ma che si esprimono gusto-olfattivamente senza mediazioni di sorta per quello che sono e per il territorio dal quale sono prodotti senza ruffianerie da piacioni.

In una recente degustazione anarchica settembrina nella qualche ognuno porta la sua bottiglia in cellofan è stato condiviso questo sorso tra i partecipanti grazie alla cantina di Lina Esposito, le mie note di degustazione si riferiscono alla prova al buio.

Rubino con unghia granata, concentrato, opaco, la prima impressione visiva mi porta ad immaginare prima di tutto ad un vino con più di cinque anni, lo avvicino al naso e risulta abbastanza cristallizzato, direi chiuso, ha bisogno di qualche minuto per ossigenarsi, quello che iniziano ad emergere in prima battuta sono note eteree di ceralacca, sensazioni ematiche, crema alla vaniglia, tabacco dolce (amphora ultra light) il tutto su un lenzuolo di piccoli frutti freschi in macerazione, la mente vaga tra il centro e il nord Italia.

La bocca è ruvida, secca, il corpo non è di quelli polputi ma molto succoso, sapidità e freschezza in evidenza con la nota alcolica che da il giusto calore mentre le sensazioni pseudocaloriche sono accennate, è un vino ancora in evoluzione, di ottima persistenza che lascia in bocca piacevoli accenni di pepe, torba e mirtilli, sono inoltre presenti particelle in sospensione che esprimono palesemente età del vino e scarse filtrazioni o chiarifiche. 

Dopo aver scoperto la bottiglia, Monferrato Rosso Pin 2000, c’è un attimo di sussulto per qualcosa di inaspettato, l’uvaggio nebbiolo in prevalenza (65%) e barbera dell’astigiano hanno raggiunto una fusione molto originale, il nebbiolo ha dato tannino ed eleganza ma anche la sapidità del terreno di Castagnole Lanze (terra di Moscato d’Asti), mentre la barbera astigiana ha conferito al blend acidità e frutto, il tutto reso armonico da malolattica e affinamento in barrique per 16-18 mesi…ecco l’approccio moderno.

Il voto finale è molto positivo sia per la godibilità e piacevolezza nel bicchiere sia per le ulteriori possibilità di evoluzione in bottiglia, se non fosse che costa un attimo 35 euro, giusto un tantino caro…ma La Spinetta dei fratelli Rivetti hanno voluto dare ‘valore’ a questo vino (1989 prima uscita) dedicato al padre Giuseppe fondatore dell’azienda.

 

Cla.

  

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