A cena da Reale…Gigino di Gete in Tramonti

 

Avere un appoggio a Pucara, una delle 13 frazioni di Tramonti, è la certezza che ormai mi accompagna da 3 anni e che mi ha fatto scoprire l’altro volto della costiera, quella non modaiola ma terrigna e verace, arroccata nella sua secolare cultura contadina.

Questo week end piovoso in tutta Italia è stato il pretesto per passarci una tre giorni, peraltro con pioggia concentrata a quelle latitudini solo domenica dalle 14 alle 16, ma anche per allungarmi nella vicina Salerno una città avanti anni luce dall’amata e natìa Napoli.

Non è potuta allora mancare una sosta per la cena all’ Osteria Reale, dall’amico Gigino dal quale avevo già rubato qualche ora del suo prezioso e limitato tempo questa estate, parlando tra la vigna e la cantina da Vin de Garage, oltre che qualche bottiglia da conservare nella mia cantinetta da appartamento.

 

 

Tramonti negli anni del dopoguerra si è spopolata regalando molti pizzaioli alle città del nord Italia e quindi ha una tradizione molto radicata nella pizza, molto differente da quella napoletana, fatta anche nella versione integrale, ho quindi aperto la cena con uno spicchio di pizza commissionata con pomodorini secchi di Gete, fiordilatte di Campinola, alici di Cetara e una macchiata di passata locale, perfetta espressione di tutti prodotti del territorio tramontino, cosiddetti a chilometro 0, cotta al punto giusto e dove la sapidità di pomodori e alici veniva bilanciata dal latticino e dalla pasta della pizza fatta di farine locali molto saporite.

Il buon Gigino mi ha preso in giro dicendomi che questa è la pizza di Sorbillo o di Coccia ma benchè ormai un cavallo di battaglia degli ultra-pubblicizzati pizzaioli napoletani a me interessava mangiare in loco quelle materie prime nella versione Reale.

Ho baypassato il classico antipasto di terra fatto di salumi e formaggi, il primo e i piatti con pesce (carpaccio di baccalà e l’ottima parmigiana di melenzane con alici) che non mi aspettavo di trovare nel menù…non so sei sia un bene o un male, lanciandomi su secondi: prosciutto di maiale con pomodori secchi, olive nere e patate al forno e coniglio dissossato ripieno di friarielli.

 

 

Sublime il maiale cotto a perfezione e dal sapore delicatissimo benchè di verve rustica, la leggera infarinatura gli conferiva cremosità e i morbidi pomodorini essiccatti gli donavano quell’acidità e sapidità riequilibrante, mista al delicato amaro delle olive di Gaeta, avrei evitato l’aggiunta delle patate al forno per un piatto già molto ricco.

 

 

Il coniglio è stato molto delicato e in alcuni pezzi più succulento di altri, ottima la camicia esterna della carne e la scioglievolezza amara del broccolo (friarielli napoletani), in questo caso la crema che accompagnava il tutto era il fondo di cottura del coniglio sfumato al vino bianco con spezie e qualche pomodorino per colorare la preparazione, anche in questo caso con contorno di patate ‘arruscate’ al forno tagliate a sfera, che in questo caso invece vedo come giusto completamento del piatto.

 

 

Chiusura con crostata di castagne, fatta di una leggerissima e morbida pastafrolla, non del tipo merendine del MulinoBianco, e una crema di cioccolato amaro e castagne, in parte passate e in parte a piccoli pezzi, nella quale la dolcezza non era per nulla stucchevole ma assolutamente golosa e bilanciata, semplicità e schiettezza espressiva sono stato un importante punto di forza.

Ho bevuto a tutto pasto un Borgo di Gete 2006, Tintore in purezza costoso (ma stiamo parlando di 1.600 bottiglie di un vitigno che lavorano solo in 4) ma stratosferico per i sensi, di cui vi invito a leggere il link collegato.

 

 

Cla. 

 

 

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