Il Tintore orgoglioso di Gigino Reale

Annata Straordinaria

 

Quando si parla con Gigino Reale del Tintore non si può sbagliare, ama quelle vecchie vigne familiari centenarie sia di proprietà sia in affitto che non arrivano a tre ettari ma che da sempre hanno offerto vino per la sua familiare Osteria Reale a Gete, frazione di Tramonti e che da circa dieci anni gli stanno regalando belle soddisfazioni anche come produttore e finalmente imbottigliatore di vino (prima imbittigliava dall’amico de Concilis in Cilento, non proprio vicino!),  con il positivo supporto dell’enologo Sebastiano Fortunato.

 

Vigne centenarie a raggiera atipica tramontina

 

Quest’estate ho scorrazzato con lui tra le vigne e la piccolissima cantina, per approfondire la mia curiosità e comprare un pò di nettare da bere e conservare per le migliori occasioni, ma superata la calura estiva e soprattutto il caos della Divin Costiera sono andato a trovarlo per cenare in osteria e con maggiore calma godermi la sua cucina semplice e schietta.

 

La cantina

 

Ho chiesto, appena sono entrato, di bere un Borgo di Gete 2006, nè gustavo la fresca succulenza già prima di vederlo in tavola e non desideravo assolutamente per principio la più ricca 2007 (stagione calda) recensita da Robert Parker in Wine Advocate con 92/100 e orgogliosamente proposta da Gigino che sorrideva al fatto di essere citato nonostante una produzione per questa bottiglia di circa 1.600 esemplari.

 

Vigne a Gete di Reale

 

Si discute sulla longevità del vitigno Tintore autoctono di Tramonti e forse lontano parente della Tintilia del Molise ma assolutamente estraneo all’Aglianico, io l’ho trovato in forma strepitosa, in primo luogo a 5 anni netti dalla vendemmia si manifesta nel bicchiere ancora con riflessi purpurei, rubino concentrato ma non della tipologia SuperTuscan ma del genere: ‘io sono nato così e non ho bisogno di lunghe macerazioni o barrique per farmi osservare senza trasparenze!’.

 

Un vino senza trucchi

 

Nonostante abbia goduto dell’ossigenazione del solo bicchiere, si mostra subito senza tentennamenti: odori terrosi, vulcanici, balsamici e di radice di genziana in primis, ma poi tanta frutta carnosa:  more, cassis, sorbi, presenta oggi un’armonia gustativa invidiabile ma tanta strada davanti a sè, armonico oggi lo sarà anche domani!!!

Il colore poteva trarre in inganno è prevedere un incedere in bocca corposo e pesante, invece è assolutamente il contrario, c’è materia ma con criterio, l’alcolicità avvolgente è completamente in fusione col corpo, la freschezza sorregge un sorso dissetante e lunghissimo, e il tannino volge verso una completa setosità (paroloni da Sassicaia), non mancano ad arricchire il sorso le punte sapide che richiamano i lapilli vulcanici giunti fin qui dalla non lontana zona Vesuviana.

La bocca è dissetante, secca, molto pulita, godibile di frutta ma anche con accenni speziati pungenti di rosmarino secco e pepe nero, ha accompagnato molto bene tutto la mia rilassata cena, compresa l’abbondante fetta di crostata alle castagne di Tramonti e cioccolato.

 

La vegetazione a luglio sotto le vigne di Reale a Gete

 

Avevo di questa bottiglia un ricordo di vino più ruffiano rispetto alla versione del dott. Arpino di Monte di Grazia (quella di Tenuta S. Francesco è in progress nella mia cantina con tante attese), invece l’ho ritrovato come una bevuta vera, territoriale, genuina, complessa ma godereccia, da conservare e riprovare tra qualche anno per apprezzarne le sue evoluzioni gusto-olfattive in bottiglia, peccato che vada a ruba perchè sono pochissime quelle prodotte, ma nè sarà strafelice il sornione Gigino Reale.

 

Little big boss Reale

 

Cla.    

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.