Trebbiano spoletino biodinamico o quasi

Trebbiano da macerazione

 

Non è raro assaggiare vini inaspettati grazie alla passione e le scorrazzate enoiche di amici, occasionali o assidui di bevuta, che cercano qualcosa di diverso e poco pubblicizzato da guide e riviste di settore ma che danno grosse sorprese e soddisfazione.

E’ stato il caso di Giampiero Pulcini che nella recente visita a Napoli per una serata sul Rossese di Dolceacqua presso DivinoinVigna di Mauro Erro ha portato con sè un pò di chicche da far provare agli amici ‘terroni’ nel relax di casa Cimmino, re degli anarchici bevitori.

Per onor del vero di questi vini già nè avevano parlato i conosciuti, per chi naviga in rete e bazzica negli eventi degustativi d’Italia, Jacopo Cossater e Andrea Scanzi nei loro blog, ma per me e gli altri amici napoletani era qualcosa di nuovo da provare con rispetto e curiosità.

Collecapretta è un azienda nè biologica, nè biodinamica in Terzo la Piave poco distante da Spoleto, un azienda forse definibile ‘rurale’ o ‘naturale’ perchè delle certificazioni i coniugi Vittorio e Anna Mattioli non hanno interesse, si occupano di vino imbottigliando da circa 5 anni in particolare Trebbiano Spoletino e Sangiovese da vigne di oltre cinquant’anni, ma anche di allevamento di piccoli animali da cortile, maiali e vitelli, oltre delle colture di grano e ulivi, quindi il vino è stato il giusto completamento di una realtà a 360°, che si è tramandata di padre in figlio.

E’ inutile parlare di pratiche di cantina, la filosofia aziendale è lasciar fare alla natura senza distorcerla in modo da ottenere prodotti che rispecchino le tradizioni contadine locali, la terra di provenienza e l’annata di produzione.

Il Terra dei Beati 2009 è un Trebbiano spoletino da macerazione sulle buccie, un pò alla rosso come nella tradizione locale, è paglierino carico con riflessi ramati, ha un naso resinoso a tratti tostato di noce ma anche gessoso, al palato è caldo, polposo, di spiccata mineralità e freschezza e molto-molto asciutto.

La nota tostata di frutta secca caratterizza anche il gusto insieme a sensazioni vegetali e salmastre molto decise, riprovato il giorno dopo aveva ammansuito queste note terrigne a vantaggio di sensazioni più floreali e minerali di grande eleganza che a bottiglia appena aperta erano molto in sordina.

Il Vigna Vecchia 2010 è meno rurale, ma ha una bevibilità straordinaria, il colore è paglierino scarico, luminoso, il primo naso sa di acqua di olive verdi, ha note canforate e balsamiche ma con l’ossigenazione emerge tutto il suo tratto femminile di roselline e margherite di campo, in bocca è giovane, sembra di masticare un misto di spezie fresche (mentuccia, origano in primis) e delle susine acerbe, è un sorso schietto, immediato, spinto sulle componenti dure: freschezza e sapidità, un sorso spontaneamente magro ma assolutamente dissetante come dovrebbe sempre essere.

 

Il Trebbiano spoletino quotidiano

 

Cla.

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