Montepulciano del Molise, no rosso del Molise

 Angelo D’Uva – Ricupo 2007  Rosso del Molise

 

Capita che la legislazione italiana o meglio la giurisprudenza ponga dei paletti a tutela di alcuni piuttosto che di altri, non per una esclusiva salvaguardia della tradizione ma magari perchè si sono avuti più mezzi economici o forza politica per difendere la propria tesi che non necessariamente è in antitesi con quelle di altri.

E’ il caso del vitigno Montepulciano originario dell’Abruzzo ma allignato in Molise da tempo immemore, cioè da quando questa regione era parte integrante dello stesso Abruzzo, ma che a seguito di sentenze passate ingiudicato non può denominarsi Montepulciano del Molise ma semplicemente Rosso del Molise con conseguente svilimento della DOC.

 

 

A parte queste questioni di lana caprina è piacevole scoprire piccole realtà produttive che cercano con enormi sforzi di diffondere sul mercato vini territoriali di grande piacevolezza, è così Angelo D’Uva viticultore in Larino provincia di Campobasso come si definisce nelle etichette delle sue bottiglie, realizza Il Ricupo nome che deriva dalla contrada nella quale sono impiantati i vecchi vigneti familiari  a pochi chilometri da Termoli su terreni argilloso-calcarei particolarmente ricchi di potassio, con vigne di età variabile dai 20 ai 10 anni che ha una espressività da grande vino.

Il vino l’ho provato in una recente visita aziendale e mi aveva impressionato per la ricchezza gusto-olfattiva e per la presenza di un tannino fittisimo da ‘Montepulciano serio’, passa 24 mesi un acciaio di cui 12 sur lie, sulle fece fini, è questo dona al prodotto finito una bella espressività perfetta fusione di vitigno e territorio

Colore rubino concentrato, impenetrabile, cupo, profumi verticali di more selvatiche, tabacco, anice, lavanda, dopo qualche giorno riprovato, perversamente come sempre più spesso mi capita, emergono prorompenti sensazioni di sottobosco e marasca matura, in bocca ha un gran corpo, decisamente fresco, pastosamente sapido e come detto con tannini molto vigorosi che ancora necessitano di tempo per trasformarsi in velluto, ma che esprimono tutta la potenza e longevità del vitigno anche in latidudini diverse dall’Abruzzo.

E’ un vino verace, vero, ruvido, non vuole mostrarsi spocchioso, non è austero, non è falso, è un sorso terrigno di Molise, spontaneo, rigoroso, masticabile ma mai pesante, lascia il palato pieno, soddisfatto su note di cioccolato, di amarena, in perfetta rispondenza col naso.

Una bottiglia che a 10 euro in enoteca va comprata a casse per goderne da subito ma anche per conservarlo e bere tra qualche anno apprezzandone le enormi potenzialità ed evoluzioni, ma che oggi da segni di un armonia non costruita ma genuina, di una piacevolezza che richiama l’agnello di Agnone al forno, il pecorino di Capracotta, le zuppe di verdura e la ventricina di Carovilli, ma che si sposa benissimo con la nostra cucina della domenica: ragù, bolognese, genovese, arrosti succulenti e ben frollati e chi nè ha più nè metta. 

 

 

Cla.  

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