Un’altro vino è possibile

Collecapretta Il Galantuomo 2009

 

Per fortuna le bottiglie di vino si possono raccontate anche prima di andare a trovare chi ha generato un qualcosa di godibilmente emozionante quanto semplice e naturale.

E’ sufficiente leggere la presentazione del sito aziendale e poi provare il loro vini per comprendere di cosa si sta parlando, senza avere il timore di prendere una cantonata:

 

Noi viviamo grazie alla terra e ai frutti che ci concede attraverso l’amore per un lavoro che pensiamo sia privilegiato ma anche carico di sacrifici.

La nostra attività abbraccia tutti gli aspetti legati alla campagna: alleviamo piccoli animali da cortile, vitelli e maiali con i quali produciamo i nostri salumi; coltiviamo grano che ci fornisce la farina e cereali vari per l’alimentazione dei nostri animali; una grande attenzione la riponiamo alla cura dei nostri ulivi che ci hanno sempre garantito un olio genuino.

La viticoltura e il fare vino è da sempre un aspetto importante del nostro lavoro e completa il ciclo agricolo della nostra piccola azienda……. ” (Coniugi Mattioli)

 

In poche righe c’è la summa di una filosofia semplice, chiara, quanto rigorosa, fatta di genuina concretezza, ho già parlato di due bianchi di Collecapretta provati qualche mese fa, ma alla recente degustazione anarchica con un, più o meno variabile, gruppo di amici abbiamo provato ‘al buoi’ Il Galantuomo 2009 di Vittorio e Anna Mattioli, che dire? Barbera da vigne di oltre quarant’anni portate in provincia di Spoleto (Terzo la Pieve) dal nonno trattate senza chimica e lavorazione in cantina senza aiutini esterni (solo fasi lunari, concimazioni naturali e niente correzioni industriali) genera un liquido che nel bicchiere è nero, opaco, impenetrabile, cupo con un unghia appena granata.

Il primo naso è caldo, avvolgente, terroso, ferroso, con la roteazione del calice uno schiaffo vegetale colpisce le narici, violette essiccate, terra bagnata, al sorso è succoso, masticabile, sapido, di tagliente freschezza, con alcol e tannini decisi quanto in perfetto equilibrio e ancora quella sapidità che allunga le sensazioni gustative di prugna, cassis, dragoncello secco, origano, che con i sorsi successivi si arricchisce di mogano, noce e accenni balsamici da eucalipto.

Regge a meraviglia una parmigiana di melenzane alla napoletana che è tutto dire o un succoso pollo ruspante alla cacciatora, ma soprattutto si fa bere cambiando mille volte e restando lunghissimo al palato.

E’ un vino che ispira fiducia come il volto dei suoi produttori, è un vino quotidiano che mette in pace con la vita, è un succo d’uva che merita rispetto come tutti i prodotti della terra fatti rispettandola e non violentandola al prezzo di enormi sacrifici anche fisici…lunga vita ai contadini col cuore!!!

 

Foto ricavata dal sito aziendale

 

Cla.

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