Chiavennasca, punto e a capo!

Valtellina superiore Rocca de Piro 2000 – AR.PE.PE.

 

Ci sono vini che si presentano in punta di piedi, timidi, silenziosi, eleganti, che non temono il giudizio altrui per quel loro naturale colore scarico, pallido, che già nei primissimi anni di vita vira verso il granato portando i più a pensare che si sta facendo conoscenza con bocce evolute e terziarizzare, ma che poi avvicini al naso o anche alle labbra per un delicato sorso e ti fanno innamorare a vita di loro.

Tutto questo lo provo per un pò tutti i vini di AR.PE.PE. in quel di Sondrio, naturalmente con sfaccettature e personalità differenti ma con uno stile inconfondibilmente  da Nebbiolo di montagna.

 

 

Al limite del granato, con chiare concessioni all’aranciato, trasparente con per i migliori Nebbiolo di annata, un naso ritroso, granitico, dai profumi sussurrati, compatto nonostante io abbia avuto l’accortenza di tenerlo qualche minuto in una brocca ampia e poi lo abbia riversato in bottiglia…non amo gli anonimi decanter, salvo ad utilizzarli solo per sfecciare le boccie con qualche anno in più!

Come dire: un vino fino e fine, per certi versi smilzo, ma complesso con i suoi doverosi tempi: accenni ferruginosi, ematici, poi tante fragoline di bosco, cipria, dragoncello secco di quello usato per gli arrosti, molto sottobosco, muschio, tartufo, infine balsamico di clorofilla.

La bocca è la conclusione  che la bellezza non ostentata è qualcosa di ammaliante ancor di più se matura, entrata fresca, tannino rugoso (ancora!!!), ottima mineralità in evidenza e una piacevole quanto accennata nota calorica che riscalda in queste sere, lunga persistenza su acidi lamponi e ribes, concia della pelle, cuoio, fumo da sigato Pedroni, cardamone e liquirizia con quella delicatissima chiusura appena ammandorlata, un vino che in una piccola o grande cantina di città non deve mai mancare, io l’ho abbinato a questa zuppa Thai-Naples per ricordarmi che tradizione e innovazione possono andare a braccetto benissimo!

 

 

 

Cla.

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