Morellino vintage da wine-house

 

Nell’era dei wine-bar a Napoli, a partire dal 2000, i vini rossi più gettonati per bere al calice e mangiare qualche fetta di formaggio e/o un salume anonimo o di indubbia provenienza, erano Nero d’Avola Sicilia IGT e Morellino di Scansano DOC, vini agli antipodi tra loro per caratteristiche gusto-olfattive e storia, ma accomunati da una discutibile bevibilità che li rendeva di facile approccio per il consumatore del sabato sera, più attento a darsi un tono col calice largo e quella roteazione compulsiva che a comprendere effettivamente ciò che dentro a quel bicchiere di vetro c’era veramente…ma non voglio generalizzare non ho nessuna autorevolezza per farlo!

Quei fiumi di vino siciliano e toscano hanno garantito una larga diffusione dei due prodotti in luoghi lontani da quelli di produzione ma nè hanno svilito spesso la dignità a vantaggio di prodotti poco territoriali e spesso a buon mercato.

 

 

Quando ho comprato questa bottiglia da un amico ho fatto una scommessa, non sull’azienda I Botri che conoscevo e di cui avevo bevuto ripetutamente i suoi Morellino, ma per l’annata, non è proprio certo che un Prugnolo Gentile regga il tempo e conservi la sua vivacità anche dopo 14 anni.

Non sono un appassionato di vini oltre i 15 anni…certo mi piace con amici più bravi di me degustare vini d’antàn, ma a solo scopo esperenziale ed emozionale, mentre mi interessa di più bere un buon bicchiere ‘evoluto qualche anno’ in più prima che scavalli e inizi la sua inesorabile fase discendente, quindi non ho aspettato tanto per aprire questa boccia comprata agli inizi di dicembre per ammirarne e assaporare possibilmente al top (lo speravo!) la sua complessità.

Altro che wine-bar, un Morellino di altri tempi, vero, genuino, che è un piacere a berlo tutto d’un sorso, con un naso che è tutto un programma: partenza ematica, ferro, rugine, poi macis, ribes, marasca, garofani essiccati, al gusto è fresco, dal tannino vivido, sapido, con l’alcol che dona qualche sbuffo carezzevole, dal corpo elegantissimo, si ripropone al gusto con note di corniole in confettura, tabacco, prugna secca, violette disidratate, chiude con naso e bocca a braccetto su piacevoli nuances di grafite e santoreggia secca.

E’ un sorso ancora vibrante, teso, freschissimo e che ti invita al riassaggio, è un vino che non ha deluso il piccolo investimento o meglio la piccola scommessa, assolutamente vinta, è una bottiglia che difficilmente si trovarà nei wine-bar locali ma che consiglio di provare a casa con le persone giuste senza bisogno di fare ‘i professori’!!!

 

 

Cla.

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