Bavette alla puttanesca di tonno

‘Basta poco, che c’è vò!?!’

 

Ci sono ricette che con quattro ingredienti quattro, riescono a darti un godimento stratosferico distante anni luce dalla cucina molecolare, fusion, o stellata che sia.

Il segreto, che poi tanto segreto non è ormai da un bel pò di tempo, si estrinseca in due semplici principi: ottime materie prime che non solo un buon ristorante può e deve avere in dispensa e la passione di realizzare la preparazione culinaria ‘dall’inizio alla fine’ senza distrazioni alcuna, cioè senza l’obbligo di metter a posto l’armadio o di spazzare il pavimento del salone o vestire i ragazzi nella cameretta….

Ed ecco che una semplice puttanesca al tonno diventa un piatto da Re, che anche se sei uno come me, che il pane per la scarpetta lo impiega solo la domenica per potersi permettere in settimana qualche degustazione di vino in più (a puro scopo scientifico e non alcolico!), non può esimersi dall’inzuppare un buon cozzetto di semintegrale (integrale ancora meglio) nel sughetto lasciato nel piatto dalle bavette, spazzolate in pochi minuti.

La preparazione è velocissima: si scotta in un buon extravergine (Cilento) l’aglio in camicia per qualche minuto in compagnia di una generosa manciata di peperoncino fresco, quindi si unisce una gustosissima pelata di pomodorini che sia possibilmente fatta di pomodorini aciduli e non dolci, io ho impiegato Annalisa (ma mi piacciono anche Barone, Tagliamonte, Baronia), quindi si fa rapprendere il sugo per 15 minuti e nel frattempo si snocciolano una decina di olive nere di Gaeta (ma tutte le olive nere vengono da li, ma quanto ne producono in quel piccolo paesino laziale?) e un bel pò di capperi piccoli (Salina o Pantelleria sarebbe chiedere troppo!).

Appena il sugo è diventato un tutt’uno con l’olio si spegne il fuoco e si aggiungono capperi e olive al fine di non rendere amaro il condimento e infine il tonno, vi prego non quella poltiglia da scatolette, ma magari dei bei pezzettoni di Carloforte o Cetara.

Si lessano in acqua salata le bavette (Fara San Martino, Garofalo…) scolandole al dente e si saltano nel sugo per almeno 5 minuti a fuoco vivo.

Il gioco è fatto, un bel pò di coriandoli di prezzemolo fresco tritato e finito il piatto vi assicuro che si avrà bisogno di fare il bis.

Io ho bevuto in abbinamento un Renosu 2006 Romangia IGT di Dettori, un vinello psichedelico (come la foto scattata e modificata nei colori)  che doveva diventare Dettori 2006 (Cannonau arcaico),  da far affinare 3 anni in vasche di cemento prima di essere imbottigliato, ma che a causa dei tumultuosi lieviti naturali è stato pronto per l’imbottigliamento dopo 2 mesi diventando un vino scomposto, scontroso, profumatissimo, caldo, succoso, immediato, un perfetto compagno di viaggio della tavola e non per degustazioni tecnico-fighe, ma soprattutto un sorso spontaneo per un piatto povero di mare, rivalutato nella cucina moderna con parti nobili di tonno piuttosto che con scarti.  

 

 

Ps gli ingredienti scelti sono facilmente acquistabili in buoni supermercati o meglio in piccole botteghe di qualità…nessuna pretesa da grande chef di casa!

 

Cla.  

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