Avevo deciso di riposarmi…

Azienda Agricola Mastroberardino

 

Dopo l’orgia di profumi e sapori dell’Hotel Columbus a Roma per l’edizione 2012 di Vini Naturali e la relativa full immersion compiuta nella giornata di sabato insieme ad un gruppo di fanatici dei vini fatti all’antica o meglio fatti secondo i dettati dell’agricoltura pre-anni ’70 caratterizzata dal boom di prodotti di sintesi e di fitofarmaci per la crescita quantitativa più che qualitativa, mi ero ripromesso si dare una adeguata giornata di riposo etilico al mio organismo in nome di un giusto salutismo alimentare.

Il programma era semplice: farmi invitare a casa della amata mamma napoletana e mangiare un pochino di pesce fresco stando lontano da sorsi alcolici, ma ben presto mi sono dovuto adeguare ad un nuovo registro, ‘oggi niente pesce, si mangia pasta al ragù con la relativa carne: gallinella, salsiccia, cotica, tracchie di maiale e due, giusto due, patatine fritte!’ le sante parole ascoltate al telefono.

Bene, abbandonata l’idea del pranzo light inizio a pensare al vino da portare, dopo aver bevuto in maniera naturistica per tutto il sabato volevo qualcosa che rappresentasse una rottura e allora dopo aver pallegiato con diverse bottiglie ho scelto quella di Mastroberardino, storia e successi della mia Campania, e precisamente una bottiglia di cui sento parlare pochissimo: Naturalis Historia 2000, ancora prodotta con prevalenza Aglianico di Mirabella Eclano da vigne di 40 anni e saldo (15/20%) di Piedirosso.

Ancora, perchè da circa 5 anni questa bottiglia viene prodotta solo con Aglianico conservando però la metodologia produttiva cioè lunghe macerazioni e 3 anni tra affinamento in legno piccolo nuovo e vetro.

 

Sagnette fatte in casa con ragù alla napoletana

 

Per non farmi mancare nulla o meglio per sconvolgere la tranquilla domenica familiare mi sono messo ad impastare 300 g di semola di grano duro e 50g di farina di grano saraceno con un uovo intero e ho ricavato velocemente delle sagnette tagliate grossolanamente al coltello da far cucere per 10 minuti in acqua salata e da servire col tiratissimo (diciamo in italiano rappreso) ragù di cui sopra.

Beh, che dire, il ricordo della bottiglia bevuta un quinquennio prima era più che discreto, la potenza dell’Aglianico irpino mitigata dal fruttoso Piedirosso e l’aggiunta di quel taglio moderno dato dall’impiego di barrique (per il qualche non sempre impazzisco!) in affinamento, ma si sa i gusti cambiano e quello che mi piaceva anni fa non è detto che continui a piacermi oggi che sono più ignorante di prima enoicamente parlando e non solo.

Invece tra tante smentite e colpi di scena in questo percorso eno-gastronomico, ecco che con questo Irpinia IGT di dodici anni ritrovo la stoffa di un cavallo di razza e ancora una volta penso che con l’Aglianico di ‘Mastro’ non si sbaglia mai in tutte le sue versioni (giovane, Taurasi, blend).

Rubino vivissimo con un delicato mantello granato, il naso è delicato quanto prorompente, profuma di tanti fiori : rosa canina, geraneo, ciclamino, ibisco fresco, poi note pepate e balsamiche, si allarga su note fruttate di mela cotogna e dolci di ciliege mature per chiudere su sensazioni di rabarbaro, maggiorana essiccata e caffè.

Il sorso è austero come si dice spesso solo per vini nobili del Piemonte ma che riscontro in maniera chiara in questo bicchiere: il tannino è ben delineato e asciugante, la freschezza ridona salivazione, le note sapide arricchiscono il cavo orare di una salivazione più ricca e la nota calda completa un corpo in perfetta forma con quel suo avvolgente abbraccio.

C’è una ineccepibile corrispondenza naso bocca, la gioventù riscontrata alla vista e al naso è puntuale anche al gusto con una lunga persistenza che richiama il vegetale polputo dell’Aglianico, arricchito da note evolutive di cacao, ceralacca, mela cotta, il tutto è reso più delicato dal Piedirosso e dalla barrique non prevaricante ma perfettamente assorbita dal vino che insieme hanno ammansuito la tannicità del sorso realizzando una ricca fusione di tutte le componenti gratificando il palato e la mente ma soprattutto accompagnando sia la pasta che le carni del ragù in un matrimonio di ‘tradizione’ eccellente.      

 

Naturalis Historia 2000

 

ps Il vino tappato domenica, conservato in frigo e riprovato mercoledì si era evoluto sensibilmente, il colore aveva assunto colori più granati e il naso si era evoluto su note terziarie (cioccolato amaro, karkadè, pepe nero, grafite, cenere, carbone, vaniglia…), all’opposto  il sorso ha conservato le caratteristiche del giorno del primo stappo, cioè molto sapido e fresco, dal tannino austero e per nulla risolto e dall’alcolicità che si ripropone in maniera più insistente e bruciante rispetto all’originaria apertura ma comunque in adegusta fusione con le altri componenti.

 

Cla 

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