Ziti spezzati con carciofi, canolicchi e lupini

 

E’ giusto osare in cucina e non solo nell’equilibrio tra gli ingredienti o nell’incontro tra pietanze di differente provenienza e un pò agli antipodi: terra e mare o frutta e pescato o carni e confetture, per dirne alcune, ma può essere sufficiente uscire dagli schemi con un formato di pasta diverso che mai avevi pensato di abbinare a quegli ingredienti, per addirittura creare qualcosa di poetico.

Diciamo che quando si parla di ziti spezzati a Napoli sono poche le alternative: una inimitabile Genovese, il sugo di polpette fritte e poi passate in un sugo di pomodoro o la Siciliana al forno con melenzane e fiordilatte, poi poco altro da segnalare e allora ecco l’idea: perchè privarsi del piacere dello ‘sfrido (sfrid)’ della pasta spezzata con qualcosa di non tradizionale?

 

 

Una larga padella alta su fuoco vivo con un bel pò di olio extravergine di oliva di Loreto Aprutino (PE), morbido ed erbaceo, insieme ad uno spicchio di aglio in camicia dorato per 3/4 minuti e poi giù con 2 carciofi ridotti al cuore e tagliati sottilmente, quindi 2 pomodorini divisi a metà.

Dopo una prima rosolata, diciamo 7/8 minuti, si uniscono i frutti di mare ben spurgati e sciacquati sotto acqua fredda corrente e si copre con un coperchio in modo da consentire una corretta apertura dei gusci, ma soprattutto per buona pace della donna, affinchèl’olio bollente non imbratti completamente il piano di cottura.  

 

 

Lo zito intero richiede una certa sacralità per essere spezzato e nelle domeniche in famiglia era il compito lasciato dalle nonne ai nipoti con tutto il divertimento che comportava quando i pezzi di pasta volavano a destra e manca, io ho prolungato il rituale e mi sono fatto aiutare da mio figlio Sgabbro (Gabriele).

Quindi mentre il condimento raggiungeva la perfetta amalgama e i carciofi completavano la cottura conservando la loro croccantezza, ho lessato la pasta al dente e infine ho saltato tutto nel mitico padellone professionale.

L’equilibrio gustativo è stato come nelle aspettative, la sapidità dei frutti di mare che bilanciava la dolcezza della pasta e dei carciofi che cotti ammansuiscono le loro note vegetali, infine un tocco di prezzemolo fresco e peperoncino hanno conferito la speziatura mancante e ammiccante.

Che ci ho bevuto? Originalità per originalità, ho stappato un Brut Rosè Baracchi, 100% Sangiovese rifermentato in bottiglia (di cui parlerò forse tra qualche post) che non è stato niente male non solo all’assaggio in solitudine ma soprattutto col piatto preparato! 

 

 

Cla.

 

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