Ager Falernus a Villa Domi – Napoli

Il Cav. Moio alla conferenza sul Falerno

 

Nella delicata cornice di Villa Domi a Napoli il  20 febbraio scorso, si è svolta per la prima volta in Campania grazie all’attivo contributo di Luciano Pignataro e Monica Piscitelli un incontro tra i protagonisti del Falerno del Massico, storica denominazione casertana del vino conosciuto fin dai tempi dei Romani che dalla Via Appia accompagnava le gesta dei conquistatori dell’Impero in tutto il mondo.

 

 

La nota positiva è stata l’accorata partecipazione di tutti i produttori di quell’areale e la voglia di fare consociativismo per sviluppare un circolo virtuoso di sviluppo del territorio e dei suoi prodotti, ma anche conoscere attori meno in vista e poco presenti nelle manifestazioni di settore e perchè no, verificare la capacità del Falerno del Massico in 6 riserve aziendali di evolversi nel tempo dando vibrazioni positive anche dopo 7 anni dalla vendemmia.

La degustazione ha permesso di confrontare non solo 6 aziende localizzate in aree differenti ma anche di analizzare le sfaccettature sostanziali tra produzioni con utilizzo di Aglianico e Piedirosso o solo Primitivo, come previsto dal disciplinare dai due volti.

 

 

Villa Matilde Vigna Cammarato 2004:

vigneti di Cellole, azienda storica insieme al Cav. Moio dell’omonima azienda vitivinicola ma al contrario di Moio, grande fautrice della denominazione a base Aglianico, il vino si presenta granato e tra i più evoluti olfattivamente, con marcate sensazioni di cenere, carbone, terra bagnata, spunti ematici e ferrosi, più in sordina il frutto e il floreale, la bocca racconta di un vino di mare più che di montagna, assolutamente equilibrato ma con pochi sussulti, più armonico e complesso che emozionante per quei tannini smussati e una freschezza molto in sordina.

Regina Viarum Barone 2004:

vigneti in località Barone alle falde del Monte Massico, produttore di Falerno a base Primitivo, si esprime alla vista con un colore impenetrabile, scuro, nero, cattivo, subito note vegetali, aloe, pepe nero, china, rabarbaro, bieta rossa lessata, poi si allarga su note di frutta macerata (amarene, more, ciliege), al gusto è molto più delicato e austero di quanto ti aspetti, fresco in primis dal tannino asciugante e di lunga scia sapida, un corpo meno muscoloso e più godibile dell’immaginato, che stuzzica al riassaggio.

Tabucco Rapicano 2004:

Outsider d’eccezione da Carinola altro punto del Massico, l’enologo Nicola Trabucco, grande conoscitore del territorio e attento ricercatore di storia e tradizioni produttive, imbottiglia per la prima volta questo prodotto con risultati interessanti ma assolutamente in progress, colore rubino opaco, con particelle in sospensione (sembra non filtrato, ma non è così), l’olfatto è fuori dagli schemi: c’era d’api, panna, gomme gelatinose alla fragola, lamponi freschi, mallo di noce, poi si compatta diventando più ritroso, in bocca si esprime spigoloso, secco, fresco, dal tannino pungente e dalla buona sapidità, alcoli e polialcoli non sono eccessivi rendendo il corpo un pò magro ma molto ruspante.

 

 

Papa Campantuono 2004:

Falciano del Massico e precisamente località Campantuono, vigne di oltre 60 anni più vigne di recente impianto, Primitivo tutta la vita, rubino concentrato, naso grasso, maturo ma per nulla marmellatoso, anzi tanto floreali dolce, visciole, agrumi (arancia rossa, cedro) e una profonda balsamicità, in bocca ha una entrata morbida e apparentemente dolce ma si compatta diventando secco, caldo, rugoso, molto sapido e di decisa freschezza, è un sorso largo e persistente più che verticale ma non per questo poco scorrevole.

Volpara Tuoro 2004:

Località Tuoro a poca distanza da Sessa Aurunca, primo anno di imbottigliamento per questo blend Aglianico e Piedirosso affinato per 6 mesi in barrique nuove, rubino vivido, il più granitico e compatto dei campioni degustati, ritroso, sgorbutico, tanto ematico, ferro, rugine, peperoncino acerbo, note fumè, al gusto si scontrano un bel tannino e una spiccata nota calorica ancora in fusion, delineate le note acidule e sapide, abbastanza monocorde, sia al naso dopo un bel pò di attesa, che al gusto con segni di giovane scompostezza frutto probabilmente di vigne giovani e in assestamento.

Masseria Felicia Etichetta Bronzo 2004:

Vigne tra Sessa e Sinuessa a San Terenzano, progetto nuovo ma già sotto le luci della ribalta mediatica di settore, prodotto in blend tra Aglianico e Pietirosso fermentato in tini di castagno troncoconici, rubino che vira verso il granato, profumi delicati e sottili: marasca, prugna essiccata, nocciole, violette e roselline, poi nuances speziate di santoreggia e grafite, in bocca richiama la gioventù olfattiva,  spiccata freschezza, accenni minerali e un tannino molto delicato quanto asciugante, resta al gusto una piacevole sensazione di mela cotta, lamponi in confettura su un delicato sottofondo etereo, l’alcol è in perfetta fusione rende il tutto giocato più sull’eleganza che sulla potenza della denominazione.

 

Grandi potenzialità evolutive ha espresso l’orizzontale, l’areale deve, secondo il mio parere, continuare sulla strada ‘dell’unione fa la forza’, esportando, prima di tutto in Campania e poi fuori dei nostri confini, un idea di vino che ha una storia da raccontare e un territorio da visitare, poi con essa verranno eleganza e complessità dei vini, non solo rossi, che oggi sono ancora in evoluzione e arriverà anche la capacità di valorizzare e sottolineare le differenze territoriali dei diversi cru del Monte Massico come punto di grande forza.

 

 

Cla.

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