Dove c’è gusto non c’è perdenza!

La batteria degustata 

 

Non rientro nella categoria: ‘Pinot Noir italiani oddio, bevo solo Bourgogne Grand Cru o 1er Cru!‘, sono più nazional-popolare, perchè ritengo che ogni boccia di vino ha sempre qualcosa da raccontare, nel bene e nel male, basta che non voglia scimmiottare (chi la produce) modelli irranggiungibili per terroir e storia produttiva, e questo non solo per il vitigno in questione ma in generale…mi salta alla mente il Muller Thurgau in Sicilia o dei Nebbiolo in Argentina, la si che urlerei ‘Dio me nè scansi!!!’

Allora per non prendersi troppo sul serio con 9 note di degustazioni di quelle pallose e inutili, preferisco far uscire fuori quel sano maschilismo goliardico e raccontare di 7 Pinot Noir italici e 2 francesi accostandoli a donne che rientrano nel mio immaginario, descrivendo le emozioni provate all’assaggio con l’idea che quelle bellezze mi trasmettono. 

 

Gottardi Pinot Noir 1985

 

Prima annata imbottigliata per Gottardi che ritengo sia tra le tre aziende italiane, migliore produttice di Pinot Noir in quel di Mazzon zona ad alta vocazione, nel caso specifico Sofia Loren dei giorni nostri rappresenta come l’assaggio in questione abbia trasmesso bellezze e fascini ormai andati e placidamente seduti all’ombra dei flash.

 

Bouchard Père et Fils Les Cazetiers 1998

 

Il Gevrey Chambertain Premier Cru di Bouchard è delicato e aristocratico come la ‘erre moscia’ (rotacismo o alla francesce) della Fenech, bellezza elegante e composta anche dopo aver superato e scavallato gli anni migliori, il prezzo pagato come il costo di una cena con la bella Edwige non è cosa da tutti i giorni ma la sottile carezzevolezza della maturità consapevole vale l’esperienza.

 

Lageder Pinot Noir 2004

 

Lageder con quel suo approccio olistico e con qualche anno sulle spalle, lo definirei didattico, pulito, semplice, preciso, stilisticamente ineccepibile e a tratti succoso quanto imprevedibile, un pò come la Golino, sguardo profondo, voce rauca e grande sensualità nei momenti giusti senza strafare!

 

Gottardi Pinot Noir 2005

 

Gottardi 2008 può solo essere la Antonelli al top della sua bellezza, un vino elegante, presente a se stesso, complesso e complicato ma allo stesso tempo diretto e immediato, fulminante, per me il più francese di tutti gli italiani, ma con un carattere tutto suo che non teme paragone alcuno.

 

Brunnenhof Pinot Noir Riserva 2006

 

Brunnenhof 2006 è  una piacevole scoperta, Mazzon resta la zona ad alta vocazione per il Pinot Noir e il produttore nè interpreta a pieno le caratteristiche territoriali, come la Placido, giovanissima attrice di successo, figlia di un padre ingombrante e importante come Mazzon lo è per questo vitigno che si esprime al bicchiere con originali delicatezze, profumi sussurrati, asprezze giovanili e un tannino vellutato e asciutto, ma con una purezza cristallina al pari di Violante.

 

Hoffstatter Barthenau 2006

 

Hoffstather 2006 è un must della tipologia, uno dei cru più conosciuti per il Pinot Noir italiano un pò come la Muti, croce e delizia del cinema nazionale. Il millesimo in questione parla come gli occhi della bella Ornella, profondi, sfaccettati, complessi e taglienti ma soprattutto in grado di non stancare mai ad ogni sorso successivo, nonostante le mie errate attese di un vino più morbido, scontato e piacione.

 

Falkesteiner Pinot Noir 2007

 

Falkestein 2007, Val Venosta culla dei Gewurtztraminer si presenta con questo millesimo di Pinot Noir come Nancy Brilly, fa gli occhi dolci di gattino, non mostra scompostezze e verticalità fuori dagli schemi ma poi con i sorsi successivi garantisce però tutto il suo carisma fatto non di naturali complessità ma di semplici e godibile florealità.

 

Terlan Montigl Riserva 2008

 

Terlan, la Riserva Montigl 2008, giovane, accattivante, malizioso come la Canalis che senza le dovute attenzioni non ha la sfacciataggine di mettersi in evidenza, ma che al contrario con le dovute cure fa emergere calde fragranze e quel fascino scomposto tutto in evoluzione che ti cattura e non ti lascia più. 

 

Ragot Le Gran Berbe Givry 1er. Cru 2009

 

E per finire Bourgogne, quello di Ragot con il millesimo 2009 della zona di Givry, chi scomodare se non la Bouchet nella sua immagine di bellezza immatura, un sorso che dell’attrice francese di quegli anni accomuna la bellezza fulminante e verticale più che una piacevolezza tout court ma che prelude a tanti anni di profondo e complessi successi, da vera Venere in fasce!

 

Cla. 

 

 

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