Impressioni degustative sull’Umbria oltre il Sagrantino

Sanguigna Umbria in autunno

 

L’approfondimento degustativo su alcuni vini naturali Umbri e piatti della tradizione rivisitati in chiave napoletana è stato lo spunto per cavalcare l’onda che da un pò di tempo sta coinvolgendo il settore viti-vinicolo specie dal lato dei consumatori finali e che mi (ci) trova appassionato usufruitore, insieme ad un bel pò di amici, di questi vini concepiti con una filosofia produttiva poco interventista sia in vigna che in cantina, per dirla con 2 parole un pò inflazionate e semplificative

Certo per questi, come per altri vini naturali sono opportune delle precise e divertenti accortenze per poter apprezzarli al meglio evitando di concentrarsi su puzze e puzzette che qualcuno ritiene un segno distintivo positivo per la tipologia ma che denota al contrario un difetto inaccettabile per l’onesto degustatore, un difetto peraltro insuperabile con nessuna accortenza del caso

Nello specifico uno stappo anticipato di un bel pò di ore (diciamo 8/10) con conseguente ossigenazione in decanter  sia per i rossi che per i bianchi macerati è stato il semplice rimedio ad eventuali chiusure iniziali, il resto è stato piacere allo stato puro con punte emozionali, assaggi del cuore e vini meno coinvolgenti ma di gradevole piacevolezza e di facile riproponibilità a tavola anche con pietanze locali.

 

 

Vigna Vecchia 2009 Collecapretta:

Già avevo provato i vini di Collecapretta qualche tempo fa con sorpresa, ma l’abbinamento col cibo nè ha decretato la grande fruibilità quotidiana, il colore è paglierino carico tendente al dorato con un naso verticalmente minerale in primis e poi di grassa maturità, non quello da frutta secca o confettura ma di pomodoro essiccato, insalatata di peperoni rossi, anice, buccia di patata terrosa.

Al palato è di una scorrevole mineralità ferrugginosa, decisa freschezza e una alcolicità molto bilanciata, ha i muscoli di un nervoso ‘peso welter’ con quei jeb che ritornano su sensazioni di cammomilla e lupinella, ma soprattutto un sorso che scende veloce verso la fine della bottiglia.

 

 

Terre dei Preti 2008 Collecapretta:

Orange Wine a tutti gli effetti con le sue 2 settimane di macerazione sulle bucce, granitico e totalizzante al naso con chiarissime sensazioni di Bloody Mary, cetriolo, anguria acerba, c’è meno attacco minerale e molte più spezie essiccate del precedente Trebbiano Spoletino dei coniugi Mattioli e un impatto assolutamente giocato su cenere, mandarino, corteccia, mentre al palato si mostra armonico, tannico, secco, ripulente e molto sapido (più di quanto il naso faceva presagire) ma qualche concessione in meno alla freschezza e se ci voglio trovare un difetto è il suo esser monolitico al naso e al gusto, dandoti tutto e subito e modificandosi di poco col tempo, un vino poco giocato su eleganza e delicatezza e molto su mani grosse da contadino.

 

 

Arboreus 2006 Paolo Bea:

La boccia più cara della serata e anche la più conosciuta anche dai meno naturisti, che nonostante fosse aspettata al varco per lo sgambetto non ha deluso!

Emancipandosi dal concetto prezzo che noi maledetti consumatori abbiamo fisso nel cervello e valutando l’emozionalità del sorso non possiamo restare indifferenti ad un paglierino carico pieno di lucentezze, pennellate dorate, dai profumi delicati, carezzevoli, pieni di mille sfaccettature e soprattutto mai uguali con il passare del tempo: finocchio, fieno, anice stellato, mela stark, pera williams, richiami di focaccia calda di forno burro e salvia, al palato è di una precisione stilistica, ho provato tante volte questa bottiglia sempre frettolosamente e magari senza le giuste accortenze ma in questa occasione ha mostrato due elementi unici: eleganza e complessità allo stato puro confermati da un sorso minerale, gessoso, freschissimo a 6 anni dalla vendemmia e pieno di fiori di campo che hanno prevalso sul giudizio o meglio sul pregiudizio di un vino sopravvalutato!

 

 

Umbria Igp 2007 Calcabrina:

Packaging e bottiglia valgono il prezzo pagato franco cantina, circa 11,50 euro, per un Sagrantino rurale ma non spaccagengive, naturalmente il contenitore poteva distrarre il degustatore ma non in una serata in cui ciò che contava veramente è il contenuto nudo e crudo e così massima attenzione a raccogliere da quel rubino concentrato privo di trasparenze una serie di profumi terrosi, e poi in sequenza di: aghi di pino, terra polverosa e argillosa, latte di mandorla, mela cotta, violette e puor purry di fiori rossi più un delicato odore di marasca croccante, la bocca si distanzia dal naso con una entrata dolce da vino fatto con uve appena surmature, ma è solo una entrata grassa iniziale perchè tutto viene presto spostato su decise durezze non spigolose, parlo di un tannino ruvido ma non cattivo e di una freschezza succulenta, per chiudere su ferrose mineralità. La grassezza viene completata da una alcolicità in fusione che riscalda i bronchi e richiama terrigne zuppe di farro e orzo con legumi o salumi di norcina fattura (salamini, prosciutto di Norcia, mortadella umbra).

 

 

Il Galantuomo 2009 Collecapretta:

Per molti è stato il bicchiere sorpresa della serata, una Barbera umbra da vigne di circa sessant’anni dal colore violaceo cupo e privo di trasparenze, un vino schietto, muscoloso, avvolgente e per alcuni aspetti anche massiccio per la ricchezza di frutto al naso e per quel sorso straripante. Saltella baldanzosamente tra grasse sensazioni di amarena, liquirizia, bacche di ginepro, radice di zenzero, pompelmo, succo d’acero e miele di ciliegio, l’entrata in bocca è calda, morbida, avvolgente dal deciso tannino contadino privo di compromessi e da sapidità da rosso sabbioso e marino (strano), la chiusura è carnosa, fresca di arancia rossa, un vino spiazzante ma che mostra lati della Barbera assolutamente coinvolgenti.

 

 

Sagrantino di Montefalco 2001 Perticaia:

Outsider della serata perchè prodotto di una azienda giovane del comprensorio di Montefalco di cui questa bottiglia rappresenta forse tra le prime commercializzate, il granato è deciso ma non per questo ci sono concessioni alla trasparenza, tutt’altro, come granitiche sono le sensazioni olfattive, sicuramente vinose e fruttate ma arricchite da richiami ripetuti di cipria, prugna secca, mandorla tostata, viole appassite, in bocca è marcatamente naturale, dal tannino rugoso e asciugante, un vino più fresco che sapido ma che anche al palato si mostra di spiccata compattezza, non brilla in complessità ma spinge al riassaggio per tentare di scoprirlo anche perchè la nota alcolica non è prorompente…molto in progress, da riprovare per valutarne l’evoluzione gustativa, anche con annate meno vintage.

 

 

Sagrantino di Montefalco 25 anni 1998 Arnaldo Caprai:

Fuori programma il Sagrantino di Caprai in questa bottiglia d’annata portata da Lina Esposito dell’enoteca Vino & Cioccolato di Napoli, personalmente è stato il Sagrantino che mi ha fatto amare la tipologia circa una decina di anni fa, un vino che nonostanti le ricchezze del vitigno si esprime molto austero, centrato, dal grandissimo aplomb, non si deve negare che a quel colore granato cupo si accompagna un naso molto evoluto: vaniglia, pasta di mandorle, chiodi di garofano, cacao amaro, caffè, karkadè, il frutto c’è ma è sovrastato dai segni del tempo. Al gusto conferma la sua perfezione stilistica e un sorso armonico, equilibrato, in cui il Sagrantino non si nasconde ma mostra la sua parte nobile…resta un vino MUST al quale è guisto mostrare rispetto ma senza sussulti rilevanti e che esprime nettamente la sua diversità dal resto della batteria.  

 

 

Sagrantino di Montefalco Passito 2005 Fongoli:

La tipologia ha un suo fascino perchè tra i passiti italiani inseme al Recioto della Valpolicella è quello che, se fatto bene, non stanca mai, anzi allo scontato abbinamento con dolci, formaggio o addirittura al cioccolato (secondo alcuni!) potrebbe legarsi osando un pò anche a carni dal finale gustativo appena amaro (penso a arrosti di bufalo, bue, cinghiale). L’azienda Fongoli storico riferimento della tipologia realizza a mio parere un passito di classe, ho avvertito una dolcezza molto delicata, un tannino morbido, freschezze e sapidità ben delineate e una bocca pulitissima, la crescionda, dolce tipico umbro di cacao e amaretti nè ha esaltato la capacità di avvolgere il cavo orale senza impasticciarlo o essere totalizzante, gran bel Sagrantino Passito!

 

Cla. 

  

 

 

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