Enrico Togni viticoltore di Montagna…note

 

Ci sono serate cervellotiche, spesso al buio (bocce coperte in carta stagnola), dove si stappano bottiglie blasonate, magari d’antàn, costose, idolatrate o anche serate di bottiglie sconosciute che si ha il piacere di condividere con amici e di apprezzarne l’originalità, ma anche serate nelle quali la pronta e immediata godibilità si ritrova in ogni sorso e le bottiglie finiscono che è una bellezza parlando non solo di vino ma anche di altri argomenti che il candore di quei sorsi riescono a trasmetterti.

E’ stato proprio il caso della cena lombarda-napoletana dedicata all’assaggio della produzione (mancava solo Cav. Rebaioli) di Enrico Togni viticoltore in Valle Camonica, una serata nella quale ciò che ritengo sia emersa è la forte aderenza dei vini col suo produttore (sapientissima la mano dell’enologo Nico Danesi!) e soprattutto col territorio.

Togni ha i suoi 5 ettari in Vallecamonica, zona incastonata tra Franciacorta, Trentino e Valtellina e non essendo un terroir tra i più famosi d’Italia, valorizza vitigni allignati positivamente da tempo ma famosi soprattutto nelle 3 zone sopra indicate, nei suoi vini ho raccolto tre caratteristiche costanti: schiettezza, succosità e giovialità, ma potrei parlare di altri aggettivi più alla moda e inflazionati.

 

Martina 2010:

Se questo rosato di Schiava rispecchia un pochetto il carattere della piccola figlia di Enrico penso che sono c…i, colore cangiante, brillante, vivace, luminoso, profumi diretti, immediati, floreali e minerali prima di tutto, poi il tempo di farlo arrivare a 11/12° gradi ed ecco tutta la fruttosità acidula del vitigno, un sorso teso, tagliente, ripulente, non è un rosato da bere così da aperitivo con due noccioline, noooooo, per me che amo i rosati (ma anche i bianchi) molto freschi è un piacere berlo in abbinamento, penso a fritturine di verdure o pescato in tempura ma come abbiamo fatto noi  anche salumi freschi non spiccatamente sapidi o formaggi a pasta molle…prima uscita da applausi, e non immagino quando si troverà la perfetta armonia!

 

Lambrù 2009:

Uvaggio a prevalenza Marzemino con presenza di Barbera e Merlot, vigne più giovani (forse) e uvaggio di grande rigore, come a dire: ognuno da il suo, colore violaceo, primo impatto su fragranti sensazioni vegetali, erbacee (aloe, muschio, parietana), poi fiori e frutta in amalgama (peonia,  amarene, cedro, si cedro!), piacevole assaggio: sapido, avvolgente, dissetante e con un alcolicità quasi impercettibile, corpo in perfetta linea…i fagottini di bresaola ripieni di caprino su lettino di puntarelle hanno fatto la ola tipo Maracanà.

 

Opol 2010:

La metà degli astanti già lo aveva provato e pertanto richiamo questo post, per gli altri che lo incontravano la prima volta è una piacevole scoperta, forse questa singola bottiglia ha sofferto un pò lo strapazzo del trasporto perchè aveva appena-appena perso la sua prorompente franchezza, che in precedenza nei reiterati assaggi ci aveva scioccati (forse ci è diventato troppo familiare!), ma comunque è stato un bere ‘dissetante e puro’ e poi grande il progetto che c’è alle spalle di questa bottiglia.

 

L’intruso…AR.PE.PE Rosso di Valtellina 2009:

Un azienda che ben rappresenta le espressioni della Valtellina con vini sempre molto puntuali come il più base dei base, questo Rosso di Valtellina dal colore scarico, trasparente, rubino luminoso, sensazioni olfattive femminili, sottili, delicate, più floreali che fruttate, più minerali che speziate, in bocca attacca con quel corpicino esile e quelle decise sensazioni alcoliche, ha ottima freschezza e un tannino molto asciutto, gioca tutte le sue carte su equilibri sussurrati e pacati e su eleganze non ostentate, è stato assolutamente il giusto contraltare al Nebbiolo di Togni.

 

1703 mt 2009:

Onore al Monte Altissimo alle cui pendici sorgono le vigne di questo clone di Nebbiolo diverso da quello valtellinese e piemontese, ma principalmente uguale solo a se stesso in grado di esprimere inaspettate concentrazioni e sensazioni olfattive che appaiono e scompaiono in un gioco di chiaro-scuri,  si affaccia con odori eterei e polverosi di cipria, poi un frutto turgido di prugna viola a pasta gialla, il tutto su un vegetale molto ampio, al gusto il tannino ha un attacco tondo per diventare più ruvido solo con i sorsi successivi, ciò che rende tutto piacevole è la grande pulizia gustativa data da precise sapidità e da una freschezza delineata, insieme ad una buona materia e questo nonostante si noti piacevolmente una nervosità del liquido ancora tutto in armonizzazione.

 

Vidur 2007:

Grande Barbera, se Enrico voleva nobilitàre questo vitigno nella sua zona ci è riuscito, probabilmente oggi esprime il meglio a 5 anni dalla vendemmia, le note dell’affinamento in legno sono in adeguata fusione col resto, anzi sono proprio questi echi fumè che rendono complesso un sorso di buona carnosità pieno di piccoli frutti acidi, geranei, camelie, fatto di tanta sapità, tannino morbido ma non dolce e un ben delineato nerbo acido, una Barbera gustosa ma con muscoli al posto giusto, per nulla piaciona, ammansuita o ruffiana, in grado di unire alla semplicità del territorio l’ambizione di dare la giusta dignità al lavoro della terra.

 

Cla.

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