Nord Etna: moda o piccola Bourgogna d’Italia?

Disegno dell’Etna in Eruzione

 

Il boom mediatico e produttivo dei vini dell’Etna negli ultimi 10 anni non  può lasciare indifferenti e il puntuale Luca Miraglia non si è fatto scappare l’occasione di creare una serata con un bel pò di bottiglie di precisa collocazione produttiva (nord-est del Vulcano) tra i comuni di Mascali (da cui trae origine il nome Nerello Mascalese), Linguaglossa, Solicchiata, Passopisciaro, Castiglione di Sicilia e Randazzo.

Etna, vulcano, lava, altitudini, agricoltura eroica, fanno pensare a sorsi materici e ombrosi,  invece non sono mancate le sorprese anche attraverso dei piatti in abbinamento che rompessero gli schemi e che indirizzassero lo sguardo dei commensali dall’alto verso le coste ioniche, cioè verso il freddo mare che scruta dal basso gli oltre tremila metri di vulcano attivo.

La viticultura etnea ha origini antiche collegate all’opera di quelle famiglie che nel XVI secolo ebbero le terre in enfiteusi dalla Chiesa, la Doc è invece abbastanza recente, targata solo 1968, per il declino del commercio dei vini prodotti localmente durante tutto il Novecento. Oggi enologi (Foti, Caciorna) e imprenditori lungimiranti (Benanti, Franchetti, De Grazia, Cambria) stanno dando il giusto risalto a vini unici nel nostro panorama nazionale, anche se uscendo fuori dalle tendenze di periodo con ancora un bel pò di strada da fare per raggiungere la chiusura del cratere…

 

I Vigneri Vinudilice 2009:

Un ‘rosato non rosato’ ormai entrato nella mitologia per le sue origini, vigne di Alicante, Mennella, Grecanico e altri viti cresciute selvaggiamente tra un bosco di lecci e vinificati insieme in maniera biodinamica, vino assolutamente fuori dagli schemi difficile anche per la collocazione produttiva. Nel bicchiere si presenta con una iniziale effervescenza che svanisce dopo circa 10 minuti, il colore è rosa fluorescente e i profumi ballano tra gli agrumi siciliani e le erbe selvatiche, al gusto si fa bere ‘a canna’, freschissimo, di alcol impercettibile e marcatamente fruttato giovane e speziato di montagna, innegabilmente dissetante!

 

Fattoria Romeo del Castello Etna Rosso Vigo 2007 e 2008:

Un magma di differenze tra due annate così vicine ma così lontane per occhi, naso e bocca, la boccia più vecchia ha riscosso grande successo al tavolo per la sua definita complessità evolutiva, io (non per fare il bastian contrario) l’ho trovata troppo evoluta rispetto hai soli 5 anni, colore granato, senza tante lucentezze, naso subito etereo e grafitico per poi allargarsi su sensazioni terrose e di frutta in macerazione, il sorso ha un bel incedere alcolico con un tannino ammansuito e una freschezza viva ma a mio sentire appena disunita…ho amato più la 2008 perchè è scomposta, irruente, maledettamente vegetale e ferrosa oltre che materica, un sorso in grande allungo e in perfetto splendore adolescenziale e poi ho avvertito molto il Nerello.

 

A.A. Terre di Trente – Terre di Trente 2006

Prima annata in commercio di un vino nato da lontano, risultato dell’amore di un gallerista d’arte di Bruxelles (Filip) e di una modella afroamericana (Trente) e della passione per la prorompente bellezza dell’Etna. La bottiglia più armonica al tavolo e per la meno discussa per questa sua irruenza ammansuita, ha un colore di discreta concentrazione un pò in antitesi con la tipologia ma gioca tutte le sue carte su prontezza ed eleganza: profumi molto floreali (fiore di fico d’india, ginestra, fresia) ma anche molto minerale (ferro, rugine) e un ben presente fumè. In bocca il sorso è dotato di un tannino vispo e di una acidità in buona fusione col corpo, le note minerali si manifestano in una decisa sapidità, oserei dire che è il più moderno dei bicchieri all’assaggio.

 

Il Pirata: Domaine Joseph Drouhin Cote de Beaune AOC 2004:

Perchè un pirata? Per considerare quella lontana parentela tra il nobile Pinot Noir e il nobilitato Nerello Mascalese e allora Drouhin, da semplice negociant di Bourgogne fin dal 1880 a produttore dal 1918, non solo nella Cote d’Or e nello Chablis ma anche in Oregon. Nonostante le dimensioni da grande Maison i vini sono di gran classe (anche le denominazioni minori), lieviti indigeni, legno esausto in prevalenza, temperature controllate. Voler inserire un estraneo alla batteria è stato un gioco possibile solo con una denominazione borgognona non specifica (Pommard, Gevrey Chambertin, Givry…) che non avesse carattere, complessità e finezza imparagonabili. 

Un Borgogna da Duty Free ma di gusto: colore scarico, elegante al naso, dai profumi delicati, freschi, diretti, spontanei, dal gusto armonico, equilibrato, non di particolare complessità ma di straordinaria scorrevolezza, e qui la classica frase: ‘un Bourgogne è un Bourgogne!’…oggi tutti amanti e intenditori del Pinot Noir d’Oltralpe, dico io!!!

 

A.A. Passopisciaro – Passopisciaro 2005:

Blend di uve da 4 vigneti differenti che oggi vengono vinificati in autonomia dando vita ai 4 vini cru di Andrea Facchinetti (Tenuta del Trinoro – Sarteano, SI) , colore da vecchio Etna, rubino trasparente, tendente al granato, primo naso lattico e caseico, poi animale, cuoio, viola essiccata, marmellata di arancia amara, in bocca ha un corpo appena esile e una persistenza non lunga, gioca le sue carte su acidità e sapidità sparate e un tannino molto tagliente, ma e
ssenzialmente su piacevoli e delicate sensazioni gustative di timo, rosmarino, cenere, e fiori di campo. E’ quello che mi ha espresso emozioni antiche di passeggiate tra Taormina e Catania, nonostante la sua limitata corpulenza e persistenza.

 

Tenuta delle Terre Nere – Etna Rosso Guardiola 2005

Azienda giovane ma con i controc…, nonostante una dimensione grande per la zona (circa 22ha) Marc di Grazia, importatore di vino italiano di qualità in USA, non è proprio l’ultimo arrivato,  produce Etna rosso a 800 mslm, da vigne anche centenarie con ottima esposizione. Il vino è di quelli perfettini, maschi, assomiglia ad un Bourgogne evoluto per intenderci, ma ribadisco che parliamo sempre di un paragone forzato, dal colore granato appena scarico, profumi vegetali ed erbacei in primis e poi di fiori essiccati, grafite e pepe nero, in bocca è dotato di un corpo nerboruto e dal tannino molto asciugante che fa da contr’altare ad una acidità puntuale, in questo caso l’alcol è in ottima fusione rendendo il sorso tra i più austeri e nobili della batteria.

 

Frank Cornelissen – Munjebel 3 Rosso 2005

Il bizzarro belga ha instaurato ormai un rapporto simbiotico con l’Etna tanto da diventare meta di pellegrinaggio dei bevitori estremi dal mondo, di vini come il suo Etna dalle macerazioni bibliche e dall’assenza di filtrazioni, chiarifiche e solfiti, additittura consiglia in etichetta di non decantarlo cosa che ho disatteso puntualmente privandolo di tutta quella feccia che gli avrebbe dato certamente più corpo ma anche infinite impurità gusto-olfattive.

Colore granato opaco, di discreta concentrazione, nonostante tutto, note sparate di eterei (ceralacca, acetone, vernice), poi aromaticità terrose, di fango bagnato e terracotta calda, acidità citrica come per il Munjebel Bianco, tannino scaglioso, sapidità salmastra e una sostenuta alcolicità ma il tutto in un corpo quasi leggiadro, che galleggia su evolute sensazioni di cioccolato amaro in polvere, carbone vegetale e stecca di liquirizia…come ha detto in serata Caterina, l’avvocato neofita della serata: ‘annusandolo avrei evitato l’assaggio, ma sorseggiato mi ha fatto vedere in una sequenza di flash dai colori forti tutto il processo produttivo, la vigna, il grappolo, la vendemmia, la macerazione, i travasi e tutto il resto fino all’imbottigliamento’. Che aggiungere si tratta di emozione del tutto estemporanea, che naturalmente può essere di tipo positivo-feticista o di totale aberrazione!

 

Paola Lantieri – Malvasia di Vulcano 2010

Dall’Etna a Vulcano senza ordine di continuità, colori forti, rumori assordanti, profumi inebriati, vino di cui già ho avuto il piacere di parlare, ma oggi ancora più suadente in abbinamento con la napoletanissima cassata infornata priva di pan di spagna e con una crosta di pasta folla, vino ammaliante, caldo, dolce, speziato, freschissimo al sorso e invitante ad ogni riassaggio con una chiusura pulitissima…una giusta conclusione alla serata!

 

Cla.        

 

 

 

 

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