Chi butto giù dalla Torre?

 

Vini che non danno sussulti, condizione ideale: mare, primo sole pulito, calura, brezza ritemprante, giusta temperatura di servizio, diciamo 12° senza termometro a portata di taschino e quindi animo ben predisposto, a completare il quadretto una purissima treccia di fiordilatte di Tramonti, color porcellana, poco sapida e molto lattica e allora senza indugi si stappa  e si versa in un semplice poco spocchioso tulipano di vetro.

Colore paglierino con riflessi verdognoli, naso malvaggiamente ridotto, quello che avverto dall’apertura fino a mezz’ora dallo stappo è l’odore di busta di elestici gialli appena aperta mista a margherite appena colte, stropicciate e cotte al sole, da Vermentino, Trebbiano e Malvasia allignati in Torgiano (PG) che mi aspetto?

Sapidità, poco corpo e finale ammandorlato, un vino senza nobiltà ma puro come le acque umbre, non mi sbaglio di tanto, sensazioni di gomma bruciata, mazzo di fiori di campo appassiti in casa nel vaso dimenticato in salotto per 15 giorni, alcolicità che dopo 2 sorsi ti bussa alla testa e ti appesantisce lo stomaco e una sapidità amara da sale grosso integrale mangiato per farsi del male da solo…autolesionista!!!

La storia di Lungarotti e il relativo lavoro in vigna e cantina non è in discussione, ma questa boccia che mi è capitata tra le mani è venuta proprio male o il tentativo di standardizzazione ha portato a risultati a dir poco deprecabili.

 

PS dopo 48, la mezza bottiglia avanzata tenuta in frigo e riprovata aveva perso le sensazioni di riduzione facendo uscire appena-appena l’aromaticità della Malvasia lontana un bel pò di chilometri, mentre al gusto non era rimasto niente salvo la nota ammandorlata, diciamo amarognola!

 

Cla.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.