Conferme che fanno certezze

Irpinia Bianco Igt 2010 – Feudi San Gregorio

 

Non è difficile cadere nello snobbismo da eno-fighetto, del tipo: ‘io bevo solo vino di aziende che producono massimo 30.000 bottiglie all’anno, perchè piccolo è meglio, sempre!’, e si, bastano 5/6 anni di bevute consapevoli che uno già si sente il Robert Parker italiota o il nuovo Veronelli del terzo millennio, e così si finisce di parlare solo di Pinot Noir, Champagne, vitigni autoctoni, no barrique no party, e tutte le seghe inerenti i vini naturali con i vari annessi e connessi.

Diventa un punto fermo fare la croce con i due indici di fronte ad aziende, società per azioni, e ai loro vini immessi sul mercato a piene mani e spesso referenze esclusive della Campania oltre la Campania…

Ti trovi così nel mezzo di una batteria di 20 bianchi al coperto e dopo aver annusato e bevuto circa 10 tra: Greco di Tufo, Falanghina del Sannio e Fiano di Avellino tutti uguali e differenti solo per la diversa qualità di banana o della diversa maturità dell’ananas riproposta al naso e poi alla bocca che nel interfacciarsi con Campanaro 2010 (blend di Fiano e Greco in terra irpina) senti appena un sussulto ma un egual comune denominatore: scontatezza!!!

Colore bellissimo, lucente, luminoso, non particolarmente carico e quindi molto invitante, ci metti il nasone in quel bicchiere e che senti??? Esotico e floreale di ginestra e margherite, un pò di minerale, si ovvio, sicuramente più grazia rispetto al resto della truppa ma nessuna complessità da Top Player. 

Al gusto l’equilibrio ineccepibile non fa seguito un armonia adeguata, può sembrare contraddittorio ma non è così: c’è equilibrio perchè come negli Champagne da cuvèe ogni annata dev’essere uguale alle precedenti e tutto è al posto giusto, ma non c’è armonia perchè quel corpo appena burroso è reso pesante da una alcolicità pronunciata solo lontanamente stemperata da decise note salate e vegetali, per una freschezza spuntita-spuntuta-smarrita, come le matite che si temperano all’infinito e nelle quali la punta non esce mai…

Potrebbe sembrare di sparare sulla Croce Rossa, su una grande realtà senza colpo ferire, ma nel mondo c’è bello & brutto, buono & cattivo (gusto) ed è giusto esserne cosciente, benchè sulla base di parametri personalissimi!

 

PS i più anziani ricordano di Campanaro bevuti oltre 15 anni fa come stupendi per nerbo e carattere, io non ne ho avuto il piacere e oggi vedo solo possibilità di anonimi abbinamenti.

 

Cla.   

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